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«Pubblicità!» l'immagine che vince dall'idea alla creazione

di Katia Golini -

01 settembre 2017, 22:49

«Pubblicità!» l'immagine che vince dall'idea alla creazione

Un po' Lou Lou, un po' Zelda Fitzgerald e un po' Amelie dei giorni nostri. La bocca a bocciolo, gli occhioni sgranati, lo gote arrossate. Una dolce valchiria conturbante è il volto fantastico, magistralmente disegnato, testimonial della Cinzano anni Trenta. Irresistibile allora, irresistibile oggi. Non si poteva scegliere immagine più bella, efficace e significativa come logo di una mostra dedicata alla pubblicità italiana prima di Carosello. Duecento tra favolosi manifesti e bozzetti, filmati d'animazione, scatole e targhe di latta, che hanno fatto la storia del marketing (e dell'arte) italiana da fine Ottocento al 1957, proposti alla Fondazione Magnani Rocca dal 9 settembre al 10 dicembre. Un meraviglioso viaggio nei meandri della creatività al servizio del pubblico. Dalla storia della comunicazione alla storia dell'arte: imprescindibile intreccio che si articola dal Liberty all'Art Deco, dai rimandi a Cézanne agli spunti cubisti, dal Surrealismo all'Espressionismo.

Un discorso che ha radici profonde

Con «Pubblicità! La nascita della comunicazione moderna 1890-1957» alla Villa dei capolavori di Mamiano si tiene il punto su un discorso iniziato tempo fa sul tema dell'arte come comunicazione di massa, proprio come ci hanno insegnato Futuristi - antesignani su vari fronti - che della promozione di sé e del proprio lavoro facevano un punto di forza della propria attività artistica. Un discorso rivolto al grande pubblico, oltre che agli esperti, che accompagnerà i visitatori in un percorso di riscoperta (o scoperta) di immagini note, declinate secondo stilemi artistici consolidati. Perché l'arte è comunicazione.

Dall'idea alla realizzazione dell'opera

A cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi, la mostra racconta in modo dettagliato, svelandone i percorsi segreti, le origini e la storia della pubblicità in Italia, dalle prime espressioni semplici, poetiche e suggestive, alle forme più forti, persuasive e spiazzanti.
In origine era l'illustrazione, quella più strettamente legata all'arte tradizionalmente intesa. Poi i filmati di animazione, quindi tutto il resto. Gli spot di oggi è lì che affondano le loro radici. Illustri i brand (Barilla, Campari, Cinzano Motta, Pirelli, Borsalino e molti altri) e illustri i maestri (Cappiello, Dudovich, Mauzan, Codognato, Carboni, Testa, solo per citarne alcuni).

Dal bozzetto al manifesto

La prima sala, come biglietto da visita, propone un ragguardevole numero di bozzetti. Vere e proprie prove d'autore, tra cui tempere originali di Marcello Nizzoli (e altri illustratori). Qui sta la novità e il cuore dell'evento. «Questa non è una mostra come tante altre importanti fatte finora sul tema della pubblicità - spiega Cimorelli -. Abbiamo cercato di approfondire il percorso creativo dei pionieri della pubblicità. Sarà interessante seguire i passaggi che hanno portato alla realizzazione di un manifesto o di una targa pubblicitaria. Il pubblico avrà la possibilità di seguire passo passo, in alcuni casi, dalla “a” alla “zeta”, il complesso processo di realizzazione di un manifesto pubblicitario, passando per le prove, a volte rimaste irrealizzate, antecedenti l'esito finale dell'operazione». Bozzetti, dunque, scovati in collezioni private o pubbliche di Pezzi rari che arrivano dallo Csac dell'Università di Parma, dall'Archivio Barilla, dalla Collezione Bertarelli di Milano, dalla Collezione nazionale Salce di Treviso, insieme a una cinquantina di manifesti dalla galleria L'Image di Alassio.

Una lunga storia
C'è un filo che lega le attività della Fondazione Magnani Rocca negli ultimi anni. Dalla Pop Art al Futurismo sono state numerose le mostre promosse nella sontuosa villa che fu dimora di Magnani.

Lo spiega bene il curatore e direttore della Fondazione Roffi. Nel saggio del catalogo della mostra esordisce così: «Portare alla Villa dei Capolavori una mostra dedicata alla pubblicità - in contiguità con i capolavori di Tiziano, Goya, Monet, Morandi, Canova, solo per citare alcuni dei grandi maestri che Luigi Magnani volle nel proprio Pantheon dell’arte - può solo apparentemente risultare una sorta di “deviazione” rispetto al percorso intrapreso dalla Fondazione che, negli anni recenti, ha visto protagonisti nei saloni delle esposizioni temporanee alcuni dei più significativi artisti del Novecento, il secolo su cui massimamente si concentrò l’interesse di Magnani, come la sua raccolta dimostra. In realtà si tratta di una celebrazione annunciata, dopo che alcuni eventi presentati nella villa hanno svelato al pubblico l’importanza centrale della pubblicità nell’arte del XX secolo».