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NEL BICCHIERE DI ANDREA GRIGNAFFINI

Il «Vergena» di Keller, quando Montalcino non è solo Brunello

07 settembre 2017, 13:33

Il «Vergena» di Keller, quando Montalcino non è solo Brunello

Ci sono uomini che hanno in testa un pensiero “diverso”. La cosa è quasi sempre vista come visione “altra” nell’accezione migliore, quella che sfiora il colpo d’ala. Più difficile la cosa in mondi che rispecchiano tradizioni e riti prefissati. Come nel caso di rompere le uova nel paniere nel mondo del vino. Ancor di più in zone altamente – come si suo dire – vocate.

Questa è la storia invece di Marco Keller che nel 2003 concretizza il sogno di fare “il vino che non c’era” acquistando Logonovo in quel di Montalcino per sfruttare un terroir unico e ineguagliabile come quello ilcinese che gli avrebbe permesso di realizzare il suo progetto.

Inizia qui il percorso “differente” iniziando tra lo stupore generale a piantare vitigni al di fuori dei soliti canoni: Sangiovese, Petit Verdot, Syrah, Merlot, Sagrantino e il Malbec. Un mix tanto intrigante quanto opinabile e iconoclasta per un piccolo gioiellino di vigna con piante secolari di estrazione argentina, impiantato proprio davanti alla sua splendida dimora.

A dimostrazione di questa sua grande passione enologica innovatrice costruisce una cantina moderna e funzionale, fulcro del suo pensiero. Che si manifesta in una trilogia più unica che rara. Partiamo dal “Cinqueperlogonovo” prodotto tutti gli anni, un blend di cinque vitigni principali seguendo il ritmo della vendemmia, e il “Centopercento”, frutto di quello che risulta essere il miglior vino del millesimo.

Nel 2014 poi vede la luce il primo Malbec, chiamato “Vergena” dal nome del vigneto e della casa, ottenuto assemblando anche Merlot e Petit Verdot. I risultati di successo anche per le vendemmie dei due anni successivi danno ragione a Keller, anzi il Vergena diventa a base unica di Malbec.

Un vino di grande potenza e volume con concentrazioni e profondità molto invitanti per i palati internazionali.

Ma il 2016 è anche l’anno in cui i Marchesi Frescobaldi lo allettano con la proposta di acquisire la tenuta, proposta che verrà accettata. Keller ha centrato così il suo obiettivo che era di realizzare almeno dieci vendemmie mentre il numero è già salito a tredici.

A dimostrazione che Montalcino non è solo Brunello, ma che in fondo ci vuole solo coraggio. Oggi la sfida continua e ci chiediamo cosa farà nel futuro questo visionario vignaiolo senza limiti e frontiere che di certo non ha scelto la via più semplice e più comoda in uno dei territori più tradizionali italiani.