Sei in Archivio

mostre

Ghinelli: colori e forme della pittura

25 settembre 2017, 19:34

Ghinelli: colori  e forme della pittura

Torna alla Galleria Sant’Andrea di via Cavestro, ad un anno esatto dalla precedente antologica, Mirko Ghinelli con la mostra «Oltre la giovinezza 2» ovvero paesaggi, ritratti, nature morte, marine, mercati, fiori… dal 1945 al 2017. Storico socio dell’Ucai, originario di Fontanellato, dove è nato nel 1930, Ghinelli si presenta in questo percorso con lo spirito di chi nella pittura ha sempre creduto con passione. Nelle sue opere tutte le tematiche sono toccate a testimoniare un’attività che lo ha visto nel tempo mantenere costanti le proprie caratteristiche compositive, dai tratti figurativi, sul filo di una scuola di tradizione, seppur toccate a tratti da una volontà di ricercare strade diverse d’espressione. Gli insegnamenti basilari assimilati da un Ghinelli giovanissimo trovano riscontro nelle lezioni di disegno dell’architetto Gianni Capelli, di geometria costruttiva di Moderanno Chiavelli, architetto con lo studio a Parma, che aveva trovato nell’allievo diciassettenne interesse e capacità. E poi lo scultore Pietro Carnerini, il pittore Renzo Barilli; altri nomi che lo accompagnano fino all’età di 24 anni quando si diploma Maestro d’Arte come privatista (1954) all’Istituto d’Arte “Paolo Toschi”. Ripercorre il cammino formativo dell’autore è necessario se si vuol entrare nella sua pittura, in quel lungo attraversare la seconda metà del Novecento senza staccarsi dalla terra d’origine e da una città, Parma, che con un buon nucleo di artisti, aveva mantenuto viva la tradizione accademica. Una lettura che guida dentro l’evolversi della forma e della tradizione, fuori dal tempo ma dentro uno spazio concreto, fatto di «cose» reali là dove i paesaggi paiono ricomposti in una visione intima, pur nella certezza di uno scorcio conosciuto.

Mirko Ghinelli ha mantenuto intatta questa sua attenzione, quello sguardo sul paesaggio circostante, quel percorso personale dentro la pittura, dentro i colori a tratti distesi a campiture, affidati al trascorrere delle fasi stagionali. Nelle nature morte una attenzione quasi metafisica della funzione cromatica dell’oggetto ricrea gli spazi in una sorta di tempo sospeso. Attenzione meritano i ritratti, come quello del pittore Oreste Emanuelli o il busto di un giovane, dove emerge la capacità di riprodurre volti somiglianti e forti di un’anima. La mostra è visibile fino al 28 settembre. r.ar.