Sei in Archivio

oro dei boschi

Quando si compravano i funghi sulla Cisa

di Lorenzo Sartorio -

03 ottobre 2017, 12:27

Quando si compravano i funghi sulla Cisa

Sono davvero tanti i territori del nostro appennino che si contendono il primato dei funghi. Il porcino di Borgotaro, ad esempio, è l’unico fungo, in Europa, a vantare un marchio di qualità. Negli anni ottanta è stato intrapreso l’iter per il riconoscimento che arrivò, in Italia, nel 1993 ed in Europa nel 1996. Le fonti storiche che hanno portato ad ottenere il riconoscimento I.p.g. sono state estrapolate da carteggi d’archivio che vanno dal 1600 al 1900 tratti dalle documentazioni di C. Bellini e don Tommaso Grilli del comune di Albareto.

Già nel 1933 la Cattedra ambulante di agricoltura di Parma (voluta da Antonio Bizzozero), unitamente al comune di Borgotaro, aveva iniziato le pratiche per ottenere, in conformità alle vigenti leggi, l’autorizzazione del cosiddetto marchio d’origine e, conseguentemente, una più efficace difesa del prodotto tipico locale vanto in tutti i tempi dei numerosissimi «strajè» valtaresi nel mondo. Al di là dei suoi blasonati trascorsi, all’unanimemente riconosciuta qualità dei funghi della Val Taro e della Val Gotra, rispondono quelli della Val Parma, Val Cedra e Valle dell’Enza non certo inferiori, secondo gli esperti, in fatto di sapore e profumo. Se poi sconfiniamo in Lunigiana lì, il culto per i funghi, è antichissimo. Infatti la Val D’Antena, la Valle del Taverone, il pontremolese e lo zerasco vantano ottimi prodotti e ricercatori espertissimi come quelli di Succisa dove ogni anno si celebra la «Festa del fungo» che, tra le sue anime organizzative, può contare sullo studioso locale Mattia Monacchia. Comunque i due templi lunigianesi dei funghi, riconosciuti anche da tanti gourmet parmigiani, sono Il «Montagna Verde» di Apella di Licciana Nardi con il giovane e valente chef Luca Maffei e la «Dina» di Molinello di Pontremoli. Da poco è iniziato l’autunno. La montagna si tinge dei colori caldi e pastosi di fine estate che vanno dal giallo ocra al rosso porpora, mentre i boschi, inumiditi dalle piogge settembrine, profumano di terra, di magia e … di funghi.

Ogni montanaro che si rispetti ha il suo segreto : una recondita «fungaia» che raggiunge al mattino prima del levar del sole inerpicandosi per impervi sentieri con l’inseparabile bastone di gaggia o di nocciolo e lo zaino a tracolla per riporvi la preziosa merce che, una volta raccolta, viene adagiata in cesti di vimini su foglie di felce o castagno. Fa testo, in proposito, Ada, arzilla nonnina parmigiana, residente a Costa di Bosco di Corniglio, instancabile ed espertissima «fungatrice». Il fungo, oltre che una prelibatezza, è pure considerato, come il tartufo, una creatura misteriosa dagli occulti riferimenti esoterici. Ed a proposito di magie e misteri legati ai funghi, un’antica leggenda popolare vuole che le «gambe secche» ed i «prugnoli», nascendo sotto l’erba fresca in cerchi, lascino in superficie tracce di erba più scura. I nostri nonni assimilavano tali cerchi a quelli delle streghe dando a questi funghi una patente magica. D’altronde anche il tartufo, secondo credenze medievali, si credeva generato da un fulmine. Dove questo si abbatteva, lì si poteva trovare il prezioso tubero che si riteneva opera del demonio.. forse per il prezzo proibitivo e quindi davvero demoniaco per le tasche dei comuni mortali. Il tartufo, anticamente, fu pure precluso in monasteri, conventi e canoniche non solo perché opera di Belzebù, ma anche per le sue ben note proprietà afrodisiache.

Dal canto suo Giovanni Ballarini, attraverso il rigore scientifico dello studioso e la curiosità del giornalista, traccia un interessante ed intrigante excursus relativo a «forze e segni nei funghi». «I funghi - sostiene Ballarini - sono naturali, silvestri e selvatici, quindi collegati ad entità magiche quali gnomi, folletti, e fate. Al tempo stesso sono connessi a piante e animali del bosco in relazioni che la magia non ha avuto difficoltà a sviluppare. Mentre i tartufi rimangono perennemente nascosti sotto terra, i funghi nascono in condizioni di terreno misteriose, ma si lanciano verso il cielo sotto influssi climatici e temporali, secondo ipotizzabili rapporti con la luna e con gli astri». Ed a questo punto potremmo citare i funghi di San Giovanni che crescono misteriosamente (ed è proprio il caso di dirlo) durante la magica notte solstiziale del 23 giugno. Ballarini analizza inoltre i segni che i funghi sembrano volere comunicare. «Segni di vita, come quelli dalle forme di uovo o fallo; colori vivaci e allegri, ma anche segni di morte, come il colore violaceo e soprattutto il rapido deperimento e la facilità con cui cadono preda dei vermi, segno di corruzione». Anche tante fiabe ed altrettante leggende di casa nostra ci parlano dei funghi e dei loro «magici» poteri, specie quando ci si mettono di mezzo: gnomi, folletti, fate e streghe che, nel fitto dei boschi, con le loro gesta alimentavano i sogni dei nostri nonni i quali nelle lunghe veglie invernali, nelle stalle o negli essiccatoi, non solo lavoravano di fantasia, ma erano anche in grado di raccogliere e di cucinare «l’oro dei boschi» gustandolo poi in compagnia del suo naturale partner: la polenta.

I non più giovanissimi, a proposito di funghi, ricorderanno, con una punta di nostalgia, gli ambulanti che, specie sul passo della Cisa ed in seguito, a fianco dei piazzali di sosta della «Parma Mare», vendevano i loro porcini sventolando bianche lenzuola per farsi riconoscere. Le prime ambulanti di funghi, in questa stagione, si potevano incontrare poco prima del passo della Cisa. Erano montanare espertissime nella raccolta le quali, specie nei giorni festivi, invogliavano gli automobilisti parmigiani che ritornavano dalla Versilia, Cinque Terre e Tigullio, a fermarsi per acquistare, dopo le solite stiracchianti trattative sul prezzo, quel profumato tesoro dei boschi. Negli anni cinquanta, quando il traffico era molto meno intenso di adesso, le raccoglitrici si posizionavano sul ciglio delle strade statali e provinciali, magari sotto l’occhio vigile di una pattuglia della «Stradale» a bordo di una «Fiat Millecento E musone», come ci mostra una foto scattata proprio in quel periodo nei pressi della Cisa. Le ambulanti iniziavano in agosto il loro tour sulle «strade del mare» vendendo le fragoline di bosco per poi proseguire con i funghi e quindi con i pecorini e le castagne.