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«Gèpo», una vita per la libertà

di Valentino Straser -

08 ottobre 2017, 23:15

«Gèpo», una vita per la libertà

Giuseppe Panconcelli, scomparso a 93 anni, era l’ultimo partigiano di Varano Melegari. Il 25 aprile 2016 il ministero della difesa gli aveva conferito la «medaglia della liberazione» in occasione delle ricorrenze per celebrare il settantesimo anniversario della lotta di liberazione.

Giuseppe, «Gèpo» per la gente del paese, era molto legato alla sua terra, ai famigliari, fratelli e nipoti.

La sua vita da partigiano è descritta nel libro «Ho lasciato la mamma mia…», curato dalla Proloco di Varano per celebrare la lotta partigiana.

«Ancora oggi ne mantiene tutto l‘orgoglio, l‘onore, il valore. Ricorda ogni minimo particolare, ogni amico, ogni compagno di avventura. Ricorda gli attacchi, il coraggio, il freddo, la paura, le fughe. Ricorda gli ordini, le decisioni, i momenti di sconforto e quelli di euforia. Gèpo a Varano lo conoscono tutti, la sua simpatia, la sua spontaneità, la sua vita. Nome di battaglia: Sigfrido, sabotatore della 12 Garibaldi e poi partigiano del Distaccamento Pedrazzi nella squadra di Vento».

Giuseppe Panconcelli è stato testimone della lotta per la libertà in Valceno, come il drammatico scontro a fuoco dell'8 luglio 1944 a Vianino fra i partigiani e le truppe tedesche, e il grande rastrellamento del gennaio 1945.

E' scritto ancora nel libro della Proloco: «Sei, sette gennaio 1945, sganciamento delle truppe partigiane. Civili e partigiani cercano rifugio nelle campagne, nei gruppi di case delle valli varanesi. Numerose persone risalgono il Dordia verso i Ronchi e Case Cornali».

«Gèpo con il suo compagno Fra’ Diavolo sono bagnati, infreddoliti. I vestiti sono rigidi, congelati. Ai Mazzini si riposano qualche ora. La sorella Linda li sveglia, i bersaglieri sono sotto al muro. Si rinfilano i vestiti ancora bagnati. Cercano un nascondiglio in casa di Camorali, nel sottotetto con Angiulèn eravamo con le armi in pugno, pronti a rispondere, se ci scoprivano... ma l’è andè bèn...» ricordava Giuseppe Panconcelli.

Un goccio di brodo caldo per recuperare le forze poi ancora in giro per cercare un rifugio sicuro. Nel frattempo il grave fatto dell’eccidio del Dordia si era consumato, e la paura diventata una realtà.

L’impegno di Giuseppe Panconcelli nella diffusione dei valori della pace e della libertà è poi proseguito senza soste: iscritto all’Anpi, amava partecipare ad incontri e commemorazioni che ricordavano il periodo della Resistenza.

Finita la guerra si è impegnato nella cura dei campi dei genitori e in altri lavori saltuari. Successivamente ha lavorato come autista per ditte di Medesano e Varano nel settore edilizia e movimento terra, poi, verso la fine degli anni ‘60 fino alla pensione, per una ditta di Varano Melegari che produce motorini elettrici.

Si è anche interessato alla politica locale e ai problemi del paese come membro della sezione di Varano del Partito repubblicano.