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EDITORIALE

La rinascita del teatro, una nota di speranza

di Mara Pedrabissi

02 novembre 2017, 12:09

La rinascita del teatro, una nota di speranza

Svariati sono gli indicatori di benessere di una collettività, dalla diffusione di dispositivi tecnologici alla presenza di aree verdi. Ce n'è uno, sottostimato, che invece rende bene lo stato di salute di una comunità: il teatro. Un gruppo di persone che “spende” il proprio tempo in teatro è un gruppo di persone in salute, con possibilità economiche, attento a un divertimento (nel senso latino, di “divertere”, distogliere dalla routine) di qualità, coltivando pensieri e emozioni in un rito individuale e collettivo. Data questa premessa, ci deve far piacere notare come il teatro a Parma e provincia sia uscito dal limaccio della crisi, anche “ripensandosi”, e stia vivendo un buon momento. In attesa di trovare una conferma nei prossimi dati Siae, proviamo a fare una panoramica di prosa e lirica, senza entrare troppo nel tecnico, ma distinguendo tra centri di produzione (quelli che creano uno spettacolo partendo dal lavoro dell'autore e declinandolo attraverso l'opera di registi, interpreti, costumisti, attrezzisti, macchinisti e, via così, generando anche posti di lavoro) e centri di ospitalità (dove vanno in scena spettacoli, in tournée, predisposti da altri). In città, centri di produzione (ma nei loro cartelloni sono presenti ovviamente anche delle ospitalità) sono il Teatro Regio, impegnato a produrre soprattutto per il Festival Verdi che ora ha anche ottenuto il finanziamento stabile per legge di un milione di euro, dopo anni di impegno dei nostri parlamentari; Teatro Due che nell'ultima estate ha inaugurato la stagione estiva all'Arena Shakespeare con successo di pubblico; Teatro delle Briciole che ha appena festeggiato i 30 anni al Parco; il Teatro del Tempo, Lenz, Europa Teatri, il più giovane Teatro del Cerchio. Quasi tutti propongono anche cartelloni specifici per l'infanzia, corsi di formazione per adulti e ragazzi, il pubblico di domani. Produce anche il Teatro Pezzani, mettendo in scena gli spettacoli della Compagnia dei Borghi, oltre ad avere un cartellone di ospitalità. E' basata su ospitalità di grande appeal la rassegna “Tutti a teatro”, organizzata per il quarto anno da Caos e Arci Parma per la direzione artistica di Marcello Fava che offre grandi produzioni (per intenderci molti titoli che a Roma si vedono al Sistina, da “Mamma mia!” a “Grease”).

Si apre poi il capitolo dei teatri di provincia, tradizionalmente concentrati nella Bassa, ciascuno con la propria storia. Il Magnani di Fidenza e il “Verdi” di Busseto per la prosa si sono affidati al circuito regionale Ater e sfoggiano fior di programmi (tra gli ospiti, Luca Zingaretti e Stefano Accorsi). Il Nuovo di Salso prosegue per la sua via, diretto da Marco Caronna; il Moruzzi di Noceto, che ha riaperto i battenti da due anni, ha inaugurato la stagione la settimana scorsa con un sold-out (in scena la coppia Laurito-Zanicchi); il Comunale di Fontanellato e il Teatro di Ragazzola -Roccabianca rappresentano un piccolo miracolo di autosufficienza. Già, perché non tutti questi teatri godono di contributi pubblici ma sovente campano sulle proprie gambe, tra sostegni locali e biglietti staccati. L'Appennino? Ospita preziose rassegne estive come Ermo Colle o il Festival di Granara.

Ci fermiamo qui, il quadro è chiaro. Cosa dedurne? Per quel che riguarda noi, che Parma bene fa a candidarsi a capitale della cultura. Per una riflessione più generale, che il teatro come lo intendiamo noi, figlio dell'Atene del V secolo a.C., si mantiene in vivissima salute nell'epoca in cui tutto si può ottenere “on demand” sul proprio cellulare. Tutto, ma non l'emozione di un rito uguale e diverso da sé ogni sera e per questo non clonabile.