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EDITORIALE

Imprenditrici e donne. Il valore aggiunto

di Patrizia Ginepri -

16 novembre 2017, 16:38

Imprenditrici e donne. Il valore aggiunto

Lasciamo da parte le contrapposizioni di genere e pensiamo piuttosto al patrimonio umano, alla scoperta di un potenziale misconosciuto. Vado dritto al dunque con un'asserzione: il valore aggiunto delle donne è un fattore di crescita, un plus del tutto naturale. Anche nelle aziende. Il contributo femminile, infatti, va oltre «il compito» da svolgere. Ne ho avuto conferma partecipando a una tavola rotonda con alcune imprenditrici del nostro territorio. Età diverse, impegnate in settori economici differenti, hanno raccontato la loro esperienza al timone di piccole attività produttive. Di queste donne, mi ha colpito una caratteristica sostanziale che le accomuna: con un forte imprinting, hanno rivoluzionato la loro realtà lavorativa. Ricordate la frase “dietro a un grande uomo c'è una grande donna?”. Ebbene, proviamo a ribaltare questo concetto obsoleto dicendo che dietro a una grande donna ci sono caparbietà, una forza smisurata e soprattutto la capacità di leggere il contesto con occhi diversi. Ne cito un paio. Daniela, giovane mamma, ha spiegato che dopo la morte improvvisa del padre, si è ritrovata a guidare con la madre e le sorelle il prosciuttificio di famiglia. Per far fronte alla crisi, il board rosa ha reinventato l'attività, investendo sul turismo in azienda. Oggi, questa pmi accoglie cinquemila visitatori all’anno, per la maggior parte stranieri. Altra storia è quella di Caterina, che con il marito aveva fondato, negli anni Ottanta, un'impresa familiare nel campo dell’alta gioielleria. Quando è mancato il compagno, diversi anni fa, si è ritrovata sola, con due figlie in tenera età. Con coraggio e determinazione, ha deciso di cambiare rotta, investendo tutto ciò che aveva in una piccola società che si occupa di meccanica di precisione.

Ha creduto nel progetto e ha rischiato, dando un contributo sempre più marcato allo sviluppo dell'attività. Non solo. E' stata in grado di vincere nel tempo anche i pregiudizi in un settore totalmente maschile. Ecco la forza delle donne: maniche rimboccate, idee innovative e capacità relazionali. Luisa Spagnoli fondò la Perugina. Rimasta sola al comando si concentrò sul miglioramento delle condizioni dei propri dipendenti, creando case, asili nido aziendali e promuovendo un’etica del lavoro all’epoca rivoluzionaria. Esteé Lauder inventò la tecnica del «talk and touch», che promuove i prodotti cosmetici applicandoli direttamente sulle clienti. Miuccia Prada, con il suo approccio pionieristico, ha trasformato il brand di famiglia in una delle case di moda più blasonate del mercato internazionale. Elsa Peretti, storica creativa di Tiffany, di origini parmensi, ha rivoluzionato il design dei gioielli con le sue forme naturali che hanno sedotto il mondo intero. Ecco la buona semina al femminile, il valore intrinseco. Recentemente, ho letto in una rivista di economia alcuni consigli alle donne in carriera: primo fra tutti, cercare di tenere fuori le emozioni dalla «stanza dei bottoni». Non sono d'accordo per niente. La mediazione, la sensibilità, il pensiero trasversale, che guarda sempre un po’ più in là del breve termine, sono prerogative che fanno bene alle aziende e alla società. E non c'è bisogno di citazioni per capirlo, bastano le donne “della porta accanto” e le loro storie.