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EDITORIALE

Odio e insulti sul web: la falsa democrazia

di Patrizia Ginepri -

16 dicembre 2017, 15:59

Odio e insulti sul web: la falsa democrazia

La conflittualità del nostro tempo, un'autentica deriva. Dilaga l'aggressività, il più delle volte innescata da futili motivi, spinta da una comunicazione degradata e non solo nella sintassi.

Perché il dialogo civile si avviluppa inesorabilmente? Semplice, il più delle volte siamo agevolati dal fatto di non avere di fronte interlocutori in carne e ossa. Basta un clic per fare fuoco. E via libera a insulti e deliri assortiti, spacciati per commenti, un moltiplicarsi di anonimi cecchini sguinzagliati nel nome della libertà d'opinione.

Quale libertà? Quali opinioni? È la democrazia del web, una discussione spesso ridotta a uno sfogo generale dei peggiori istinti. Il problema, intendiamoci, non riguarda solo i social, quell'agorà virtuale con nomi e cognomi ben visibili che implicano rischi maggiori di esposizione.

L'arena infuocata si trova nel lato più anonimo della rete, quello dei forum e dei siti, dove campeggiano i nickname spesso impronunciabili e dove la democrazia dovrebbe funzionare meglio. In teoria, perché i fatti lo smentiscono.

Non c'è alcuna libertà nell'operazione calata dall'alto di distruggere il discorso pubblico e trasparente, utile a formare un'opinione indipendente. I commenti sul web diventano il più delle volte l'esercizio quotidiano di una democrazia effimera, per nulla assertiva. Minuti di odio dovuti, per dirla con George Orwell.

In tutto questo la rete ha grosse responsabilità, perché ha fatto passare l’idea che possa esistere una sorta di confronto intellettuale trasparente, per cui chiunque ha titolo per aggredire su qualsiasi argomento. Se un tempo eravamo poeti, santi e navigatori, oggi siamo un popolo di tuttologi, statisti, allenatori, filosofi, critici.

E non c'è dubbio: nel «Far web» la politica rimane protagonista assoluta. In realtà venivano lanciati strali violenti anche prima dell’avvento dei social, che si trattasse della piazza del paese, del bar o della sezione di partito. Oggi è cambiato il contesto, non servono i comizi, perché esiste uno speacker corner 24 ore su 24. I risultati, tuttavia, sono sotto gli occhi di tutti.

E proprio alla vigilia di una lunga e roboante campagna elettorale qualcuno ci prova a cambiare l'andazzo del Far web con l’iniziativa #cambiostile, presentata al Senato. Promossa dall’associazione Parole O_Stili in partnership con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo la campagna si pone l'obiettivo di creare una cultura della responsabilità di ciò che si comunica e si condivide. Non solo. Intende anche promuovere il rispetto dell’avversario e delle idee contrapposte, fondare il confronto su argomentazioni e non sulle offese gratuite. Nelle intenzioni dei promotori non è «il manifesto del buonismo», ma «il manifesto di persone che crescono civilmente in una cultura del confronto». A un paio di giorni dal lancio ha già ottenuto l’adesione di 5 ministri e di circa 200 parlamentari di tutti gli schieramenti politici.

Che dire, i buoni propositi sono sicuramente apprezzabili, ma è difficile immaginare un cambio di rotta. #piùidee-meno improperi. #nonilludiamoci.