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EDITORIALE

M5S, nuove regole e voglia di governo

di Stefano Pileri -

03 gennaio 2018, 14:59

M5S, nuove regole e voglia di governo

Per qualcuno sono la fine prematura dei veri ideali del Movimento 5 Stelle. Per altri, l’inevitabile e necessaria trasformazione di una forza politica che ambisce ad arrivare alla guida del governo del Paese. Comunque le si veda, le nuove regole interne, varate poco prima della fine dell’anno, segnano una trasformazione epocale per il movimento creato da Beppe Grillo.
A poco più di due mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo, secondo tutti i sondaggi, il centrodestra del redivivo Berlusconi si avvia ad essere la coalizione più votata. Ma, sempre secondo tutti i sondaggi e a meno di improbabili cataclismi, i Cinque stelle dovrebbero essere di gran lunga il primo partito con un netto vantaggio sul Pd di Renzi. Naturale dunque che Luigi Di Maio, il neo capo politico del Movimento, stia cercando di costruire le condizioni per non passare un’altra legislatura nel ruolo di spettatore. Certo, spettatore con un posto privilegiato, da capo della principale forza politica, ma pur sempre fuori dai giochi che contano.
E’ questo lo scopo delle nuove regole interne che trasformano e non poco il pianeta M5S. Il movimento rivisto e corretto è solo un pallido ricordo di quello delle prime ore, quello dei meet up, quello della regola «uno vale uno», quello dei «vaffa» strillati in faccia agli avversari. Nei regolamenti vengono stabilite varie sanzioni per quel che riguarda gli eletti che decidessero di prendere delle posizioni in contrasto con il movimento, o di cambiare gruppo parlamentare. Sanzioni popolari fra i grillini ma che sembrano di dubbia efficacia e applicabilità visto che sono in contrasto con la Costituzione e con il divieto del vincolo di mandato. Le vere novità sono altre. Prima di tutto, cade il divieto di stringere alleanze. Dunque, i cinque stelle potranno formare un governo di coalizione con altri partiti. E lo stesso Di Maio, se riceverà un incarico dal presidente della Repubblica, potrà andare a trattare. Non c’è che dire: un bel cambiamento. Se è in meglio o in peggio, lo giudicheranno gli elettori. Ma è comunque una rivoluzione per chi aveva il divieto assoluto di mischiarsi con il resto del mondo. E non è il solo muro che cade: i candidati alle elezioni non dovranno più essere per forza iscritti e votati dalla base ma potranno essere scelti da Di Maio e Grillo anche fra i non iscritti. A loro due, al capo politico e al capo «vero», viene dato pure il potere di escludere eventuali nomi, anche se votati dagli iscritti, nel caso le posizioni di questi candidati fossero giudicate in contrasto con il codice etico o con i programmi. Non basterà più invece un semplice avviso di garanzia per essere marchiati ed esclusi dal Movimento, come era successo al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il primo sindaco di un capoluogo eletto dai Cinque stelle e poi cacciato da Beppe Grillo proprio con la scusa di un’inchiesta (poi archiviata). Lui, Pizzarotti, intervistato ieri su La7, ha espresso una speranza in vista delle elezioni del 4 marzo: «Auspico una vittoria dei Cinque stelle», ha detto. E subito dopo, con una punta di malizia, ha aggiunto: «Così vedremo di cosa sono capaci». Ecco, al di là delle polemiche e delle guerre di potere interne, questa è la vera sfida che aspetta di Di Maio e i suoi, perché certe proposte raffazzonate o senza coperture finanziarie sentite in questi giorni, come quelle sul reddito di cittadinanza, sulla riforma delle pensioni o sui temi ambientali, rischiano di far ben presto rimpiangere la vecchia politica e i suoi vecchi e malconci partiti.

spileri@gazzettadiparma.net