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Neoplasie

Sempre meno chemioterapia per trattare i tumori al polmone

Le nuove frontiere sono i farmaci a bersaglio molecolare

di Maria Teresa Angella -

04 gennaio 2018, 12:48

Sempre meno chemioterapia per trattare i tumori al polmone

La ricerca scientifica è fondamentale per riuscire a scoprire nuovi alleati nella lotta contro i tumori, una patologia che nel 2017 ha registrato 369 mila nuovi casi in Italia e ha colpito 192 mila uomini e 177 mila donne, come stimato dall’Associazione italiana di oncologia medica e dall’Associazione italiana registri tumori.
Tra le cinque neoplasie più frequenti nel 2017 spicca al terzo posto, dopo colon retto e seno, quella al polmone con 41.800 nuovi casi, in aumento fra le donne con 13.600 casi scoperti nel corso dell’anno (+49% in 10 anni), un incremento dovuto anche alla forte diffusione del fumo fra le italiane.
Secondo i dati Istat, il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi (33.386) è stato quello al polmone ed è proprio su questa neoplasia che lavorano insieme da più di dieci anni le equipe di Marcello Tiseo, oncologo coordinatore del Percorso diagnostico terapeutico del tumore al polmone dell’Ospedale di Parma, e di Pier Giorgio Petronini, professore ordinario di Patologia generale alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Parma e coordinatore della sezione di Patologia molecolare ed immunologia del dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università.
«Cerchiamo di dare il nostro contributo per l’ottimizzazione dei trattamenti, l’identificazione di bersagli molecolari, la messa a punto di nuove molecole in grado di inibire questi target. È fondamentale comprendere i meccanismi di resistenza che compaiono a livello cellulare dopo un trattamento farmacologico prolungato ed è importante trovare delle nuove strategie per cercare di impedire la comparsa di resistenza, o comunque superarla e ritardarla», dice Petronini.
A Parma l’equipe di Tiseo lavora dal punto di vista clinico sui pazienti e il team di Petronini, in modo sinergico, lavora nei laboratori per ottenere informazioni da applicare in futuro sui pazienti. La trasversalità clinica e la ricerca di base portata avanti dai due specialisti hanno dato origine a un convegno internazionale sui tumori polmonari sulle novità, lo stato dell’arte e le prospettive di trattamento futuro della patologia.
«Esistono due nuove modalità di trattamento dei pazienti - spiega Marcello Tiseo - La prima è costituita dai farmaci a “target molecolare”, ossia farmaci mirati per un'alterazione specifica della malattia. La seconda strategia, da attuare per lo più in assenza di questo target, va a colpire il tumore in maniera indiretta, potenziando il sistema immunitario. In sostanza, un'immunoterapia. Ci stiamo concentrando su questi due aspetti, senza dimenticare il trattamento chemioterapico».
Dal recente convegno è emersa anche, spiega Petronini «la possibilità di integrare la terapia a bersaglio molecolare con la chemioterapia, che rimane sempre una strategia valida».
Le novità terapeutiche non escludono infatti il ricorso alla chemioterapia, trattamento ancora fondamentale per buona parte dei pazienti. «Il trattamento chemioterapico viene applicato a circa il 50% dei pazienti - spiega Tiseo - I farmaci a target molecolare in questo momento si applicano a una parte limitata dei casi di neoplasie polmonari, circa il 15-20%, anche se questa percentuale tende ad aumentare. L’immunoterapia è un trattamento che possiamo applicare in maniera più estesa anche se tendiamo ad utilizzarla come alternativa alla chemioterapia nel 30% dei pazienti. Il trattamento immunoterapico e i farmaci a target molecolare sono migliorativi rispetto ai trattamenti precedenti in termini di tossicità e qualità di vita, e hanno meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia, anche se nessuno di questi può essere ritenuto risolutivo».
«La qualità di vita dei pazienti è migliore - concorda Petronini - anche sul piano psicologico e per la somministrazione. Mentre la chemioterapia è somministrata in regime di day hospital, molti farmaci a bersaglio molecolare sono da assumere per via orale. L’immunoterapia invece rimane ancora per via endovenosa».