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EDITORIALE

Il ciclone Bannon si abbatte su Trump

di Paolo Ferrandi -

05 gennaio 2018, 16:03

Il ciclone Bannon si abbatte su Trump

Solo la settimana scorsa Donald Trump scherzava sul problema del cambiamento climatico facendo notare - su Twitter - come ci sarebbe stato davvero bisogno di un po' di riscaldamento globale per alleviare i problemi che il clima rigidissimo stava provocando sulla costa est degli Stati Uniti. Ne è nata l'ennesima polemica su un tema serio che forse meriterebbe qualcosa di più di una battuta su Twitter. Nel frattempo però il clima sulla costa est è ulteriormente peggiorato con l'arrivo del cosiddetto «ciclone bomba» che sta sferzando gli stati atlantici e anche la Casa Bianca è stata investita da un altro genere di ciclone, questa volta tutto politico, il «ciclone Steve Bannon».

Tutto è nato dalla pubblicazione - il libro doveva uscire martedì prossimo, ma uscirà oggi - di «Fire and Fury: Inside the Trump White House» («Fuoco e furia: dentro la Casa Bianca di Trump») del giornalista Michael Wolff. Si tratta di un libro che si annuncia esplosivo. Un volume scritto, secondo la pittoresca metafora usata da Wolff, dalla prospettiva della «mosca sul muro», del giornalista, cioè, che vede e sente tutto non facendosi notare e non esplicitando che le confidenze che gli sono state fatte - o che ha ascoltato - saranno poi pubblicate.

Un libro scritto in stile brillante - una delle precedenti opere di Wolff, una biografia non autorizzata di Rupert Murdoch è spassosissima - che spazia dalle analisi politiche a puri e semplici pettegolezzi: per esempio svela il segreto del riporto di Trump che è molto più elaborato di quello già molto complesso di Silvio Berlusconi e nasce da una complessa operazione di «scalp reduction», cioè di riduzione del cuoio capelluto affetto da alopecia. Insomma, se si può dire, un libro «trumpiano» nel suo mescolare argomenti alti e notizie spazzatura estremamente appetitose, ricostruzioni precise (anche se affidate alle solite fonti anonime) e voci stravaganti e inessenziali, anche se divertenti, come il pianto dirotto di Melania Trump la notte delle elezioni di fronte alla prospettiva decisamente non allettante - per lei abituata a un ruolo di spalla benvestita del marito - di diventare la «First Lady».

La tesi di fondo del libro non è nuova: la totale impreparazione di Donald Trump rispetto al compito per cui è stato eletto. Il presidente, secondo quanto riporta Wolff, era sicuro di non essere eletto, tanto da non aver investito più di tanto nella sua campagna elettorale, e si è trovato catapultato in un mondo che non conosceva in un ruolo che comporta responsabilità enormi. Da qui l'importanza di circondarsi di persone più esperte di lui - che però Trump teme, perché, appunto, capaci di fargli ombra e che lo considerano un idiota - e da nullità assolute che il presidente apprezza perché capaci anche di un'assoluta lealtà. Il vero colpo basso sono le dichiarazioni di Steve Bannon, l'ideologo della destra populista americana, artefice della parte finale della campagna elettorale e fino a metà dell'anno scorso «Capo stratega» della Casa Bianca. Bannon ha inguaiato il presidente dicendo di ritenere i rapporti del clan Trump con esponenti russi - nel tentativo di mettere in difficoltà Hillary Clinton - un «tradimento». Rapporti a cui, secondo Bannon, non è stato estraneo lo stesso Trump.

Una pugnalata alle spalle nel pieno dell'inchiesta sul Russiagate. Un colpo duro per il presidente che ha reagito con rabbia. Ma forse anche il «ciclone Bannon» verrà assorbito dall'enorme capacità di incassatore di Trump.

pferrandi@gazzettadiparma.net