Sei in Archivio

il disco

Johnny Cash e gli indiani Video

di Michele Ceparano -

06 gennaio 2018, 12:03

Johnny Cash e gli indiani Video

Per non dimenticare. Questa rubrica non apre il 2018 con un “compleanno”, cioè un disco che compie, ad esempio, 50, 40 o 30 anni. Sceglie invece di cominciare l'anno con un album di un grande della storia della musica, l'artista country statunitense Johnny Cash, e il suo diciannovesimo album: “Bitter tears: ballad of the american indian””. “Lacrime amare” esce nell'ottobre del 1964 ed è un duro atto d'accusa sul genocidio dei pellerossa. Un tema, quello degli indiani, che il grande cantante sentiva moltissimo, dal momento che era convinto di avere radici Cherokee.
Un disco politico
“Bitter tears” è certamente un album politico, dal momento che le canzoni scritte da Cash, ma anche da Peter La Farge e, l'ultima in scaletta, da Johnny Horton raccontano non solo dello sterminio dei nativi americani da parte dei bianchi, ma anche delle difficoltà avute dai primi a sopravvivere e a inserirsi nella “nuova” società americana. Non a caso, l'album ebbe vita dura negli Stati Uniti perché ricordava loro una pagina disonorevole della loro storia. E, invece, “Bitter tears” è più che mai storia americana, che piaccia o no, ed è narrata da un grande artista americano.
Gli indiani nella canzone italiana
L'epopea dei pellerossa si intrecciò con la musica d'autore non soltanto negli Stati Uniti. Anche in Italia gli indiani d'America ebbero un loro cantore: Fabrizio de André. Uno dei dischi più amati dal pubblico dell'artista genovese è infatti quello conosciuto come “l'album dell'indiano”, dalla copertina su cui è riprodotto un dipinto di Frederic Remington. De André lo pubblicò nel 1981, diversi anni dopo il lavoro di Cash, ma “Fiume Sand Creek” resta uno dei più importanti racconti in musica sul genocidio degli indiani. Già tre anni prima, però, De André si era interessato dei pellerossa nell'album “Rimini” con “Coda di lupo”. Il fascino dei pellerossa attirò anche i Pooh che, nell'album “Viva” del 1979, scrissero “L'ultima notte di caccia”, la storia di un guerriero ucciso a tradimento dai bianchi.
Dalla parte degli indiani
L'album di Cash esce nello stesso anno di un film fortemente dalla parte degli indiani. Si tratta di “Cheyenne autumn” (il titolo italiano, “Il grande sentiero”, perde molta della suggestione dell'originale) con cui John Ford cercò di chiedere scusa ai nativi americani. Il disco dello straordinario cantante country scomparso nel 2003 a 71 anni, è un lavoro da ascoltare e leggere, grazie a testi profondi e sentiti. Un'opera che si può definire un concept ante litteram, in cui sono raccolte ballate come “As long as the grass shall grow”, che racconta della partenza della tribù dei Seneca dal loro territorio dove doveva esser costruita una diga. In “Apache tears”, la squaw torturata fino alla morte è l'emblema di una delle più grandi ingiustizie della storia. Non poteva mancare “Custer” che, nel ritornello “non cavalca più bene”. Canta Cash: “Per molti fu un eroe, ma per me valeva zero”. In “The talking leaves”, la voce narrante del cantautore racconta di Sequoia, un Cherokee che creò il primo linguaggio indiano. “Drums” ribadisce l'orgoglio indiano (“in 500 anni di battaglia nessun indiano è diventato bianco”). Qui è un alunno pellerossa che risponde al suo insegnante che cerca di inculcargli la cultura bianca raccontando le gesta di Mangas Colorodas, Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Geronimo. Perché, conclude la “lezione”, “nelle nostre sconfitte abbiamo trovato l'orgoglio, nelle vostre vittorie avete trovato la vergogna”. “White girl” rimarca le difficoltà per un indiano di essere accettato, in questo caso da una donna bianca, ma il senso della canzone è più generale. “The vanishing race” è il brano che chiude il disco. Parla di treni, guerrieri Navajo, visioni di aquile. Insomma, della scomparsa di un popolo.
La ballata di Ira Hayes
“The ballad of Ira Hayes”, il quinto brano in scaletta, potrebbe essere definito “il cuore” del disco. Parla di un giovane pellerossa che partecipa alla battaglia di Iwo Jima e diventa un eroe. Poi, però, morirà ubriaco e in miseria in una pozzanghera della riserva in cui viveva. Un magnifico e dolente brano di denuncia. Parole e musica dalla parte degli indiani. Prima sterminati dalle armi e dall'alcol. Poi emarginati. Ed erano a casa loro.