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EDITORIALE

Berlusconi e Salvini alleati a denti stretti

di Vittorio Testa -

08 gennaio 2018, 16:10

Berlusconi e Salvini alleati a denti stretti

Berlusconi Presidente scritta “gridata” nel simbolo di Forza Italia presentato proprio nel giorno dell’incontro con gli alleati e il fatto che il primo colloquio si sia tenuto ad Arcore rivelano come l’ex Cavaliere intenda tracciare personalmente la rotta di questa campagna elettorale che inizia con i sondaggi favorevoli al centrodestra e che curiosamente mette in aspra competizione i due leader determinanti della coalizione, decisi a non spalleggiarsi l’un l’altro. Anzi. Matteo Salvini ha vergato un bel “Salvini premier” sul simbolo della Lega. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia viaggiano con il vento nelle vele, la somma dei consensi è stimata intorno al 36 per cento: 17 per gli “azzurri”, 14 per Salvini, 5 per cento alla Meloni. Ma il fatto che Berlusconi abbia dato il placet alla formazione della “quarta gamba” centrista nella quale si inalbera anche un simbolo vecchia Dc (Fitto, Cesa, Lupi, Rotondi) per raggiungere quel 40 per cento che garantirebbe la vittoria netta, mette di malumore un Matteo Salvini che più volte ha riversato acido corrosivo: «La Lega sarà trainante nell’alleanza a tre. Se qualcuno vorrà cercare altre gambe se ne assumerà la responsabilità. A me non interessano esperimenti di genetica», ha detto e ripetuto il segretario leghista.

Il problema di fondo del centrodestra rischia di essere irrisolvibile e autolesivo. Ipotizziamo i due scenari: Berlusconi ottiene più voti di Salvini ma, ineleggibile, indicherà un suo candidato premier. Sarà Salvini, come a rigor di logica dovrebbe essere tra alleati? Sicuramente no. «Il rischio» diceva un corrucciato Silvio «è che possa nascere l’Italia di Di Maio e Salvini: e in tal caso io andrei il più lontano possibile». Seconda e meno probabile ipotesi: Salvini prende più voti di Berlusconi. Forse è questo lo scenario più temuto dall’ex premier: l’irruenza antieuropea di Salvini preoccupa il Partito popolare della Merkel, alla quale Berlusconi ha garantito di saper controllare il focoso alleato leghista antieuro e antisistema. Infine, ultimo ma forse primo cruccio del signore di Arcore, è la recente svolta aperturista effettuata da Di Maio, il candidato premier del Movimento 5 stelle da tutti pronosticato come partito più votato. Più volte Salvini si è dissociato dai fulmini scagliati da Berlusconi sul “grillismo” ritenuto ben più pericoloso del comunismo. I due alleati che ieri hanno iniziato il confronto su candidature e liste sono come costretti in un’alleanza obbligata ma sempre sull’orlo di una crisi di fiducia. E il sospetto di Salvini è che l’ex Cavaliere sia disponibile a eventuali coalizioni imperniate su larghe alleanze o governi del presidente: sicché il segretario leghista chiede all’alleato un impegno scritto a non mai collaborare con Renzi e il Pd. Cosa che significherebbe, nel caso, un assurdo rinunciare a far politica. E poi, in politica, anche gli scritti sottoscritti spesso son vergati con inchiostro simpatico. Al di là dell’accordo raggiunto per cancellare la legge Fornero, quelli tra Berlusconi e Salvini sono sorrisi ancora a denti stretti. E la rinuncia di Maroni a ricandidarsi a governatore della Lombardia potrebbe far presagire un suo impegno a livello nazionale: con somma gioia del suo più grande estimatore: l’ex Cavaliere…