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EDITORIALE

Si è spezzato il patto tra scuola e famiglia

di Patrizia Ginepri -

10 gennaio 2018, 14:35

Si è spezzato il patto tra scuola e famiglia

Non esistono più gli insegnanti di una volta? Se la mettete su questo piano direi che neanche i genitori sono quelli di una volta. E' finito il tempo in cui il rapporto era chiaro: ognuno rispettava il proprio ruolo e quello degli altri e, comunque, nessuno riteneva educato interferire. Oggi le parti sono confuse, indebolite, come lo sono tanti studenti che, nelle crepe della delegittimazione istituzionale, si accomodano volentieri.

Faccio una premessa: desidero esprimere tutta la mia solidarietà agli insegnanti. Un mestiere difficile, il loro, soprattutto in questi tempi. Ci sono fatti di cronaca che indignano, ma anche racconti meno drammatici del vissuto quotidiano che la dicono lunga sulla brutta china intrapresa. Alcune settimane fa, un'insegnante di Cagliari ha rimproverato uno studente quattordicenne perché utilizzava il cellulare. Il ragazzino ha reagito colpendola con un pugno al viso. Citando sempre la cronaca recente, in una scuola di Modena una professoressa è stata derubata, un’altra violentemente strattonata dallo studente che pretendeva la restituzione del cellulare, mentre un altro insegnante, colpito con una testata, ha deciso, amaramente, di dimettersi.

Una volta, chi veniva ripreso dall'insegnante per via del profitto o per una marachella, «raddoppiava», si perché veniva punito anche a casa dai genitori. Vigeva il rispetto nei confronti della scuola e degli insegnanti e le scelte dei docenti non venivano messe in discussione. Oggi, tutti si sentono insegnanti, legittimati a contestare, spesso senza motivo, pur di proteggere i figli.

In 34 lunghi anni di insegnamento - racconta Maria (nome di fantasia), maestra elementare, non mi sono mai ritrovata nella situazione attuale: polemiche continue, strumentalizzazioni, parole che vengono amplificate e diventano bombe, a discapito della serenità della classe. Ci mancavano anche i gruppi WhatsApp di genitori, che sempre di più appaiono un’arma a doppio taglio: utili per passare comunicazioni più o meno istituzionali riguardanti la scuola, mine vaganti quando ogni minimo problema viene trasformato in una gigantesca diatriba. L'allarme di Maria è chiaro: non si lavora più con tranquillità, si teme sempre un nuovo attacco dal genitore di turno, senza possibilità di difesa. Ci si sente presi di mira. Mamme e papà si trasformano in avvocati e sindacalisti dei figli, il che rivela, indubbiamente, l’esistenza di un problema etico di educazione e di maturità. Questo braccio di ferro offre un’ottima scusa ai ragazzi per non riconoscere alcuna autorità, né quella degli insegnanti , né quella dei genitori. E tanto meno quella dell’istituzione. In fondo basterebbe solo un po' di buon senso e un pizzico di umiltà, oggi merce rarissima. Eppure, il coinvolgimento dei genitori nella gestione della scuola è importante se si vogliono ottenere risultati. Se le famiglie sono indifferenti o avverse non si favoriscono i processi educativi e culturali. La formazione dei ragazzi è il caposaldo della società civile, per questo occorre una riflessione costruttiva, senza pregiudizi. Oggi sembra essersi spezzato quel patto tra scuola e famiglia, quel «quadrato» in cui i ragazzi si sentivano forse un po’ stretti, ma col tempo, riconoscenti.