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Wally Bonvicini, sequestrati altri 85mila euro su conti in Slovenia e Croazia

12 gennaio 2018, 11:02

Wally Bonvicini, sequestrati altri 85mila euro su conti in Slovenia e Croazia

Dopo gli arresti le indagini sono proseguite. Ed è così che la Guardia di Finanza di Parma ha scritto una nuova pagina dell'operazione  “Parola d’Ordine”, che nei mesi scorsi ha fatto finire in manette - tra gli altri - l'imprenditrice ed ex candidata sindaca Wally Bonvicini.

L'indagine protrattasi per oltre due anni ha permesso di smantellare quella che è considerata "una pericolosa associazione a delinquere, costituita da 9 individui, finalizzata all’illecito occultamento all’estero di ingenti capitali". Dietro la parvenza apparentemente “pulita” di un’associazione antiracket con sede a Parma, si sarebbe celato in realtà un articolato consorzio criminale a carattere transnazionale, capeggiato proprio dalla Bonvicini. Trasferendo illecitamente all’estero (prevalentemente in Slovenia, Senegal e Croazia) gli asset patrimoniali dei propri “clienti”, l'associazione era in grado di impedire od ostacolare procedure esecutive azionate nei loro confronti da soggetti privati (ad esempio, intermediari finanziari) o pubblici (Equitalia o altri enti di riscossione). 

Il nuovo capitolo riguarda un nuovo sequestro di denaro: circa 85 mila euro depositati su conti correnti aperti nei due Paesi della ex Jugoslavia ed intestati a Wally Bonvicini. Stessa sorte per alcuni rapporti finanziari riconducibili ad altri componenti del sodalizio. I conti aperti in Croazia e Slovenia sono stati individuati usufruendo degli strumenti di cooperazione internazionale di polizia e di alcune rogatorie inoltrate dalla Procura della Repubblica di Parma. 
In definitiva, i 100 mila euro nel complesso rinvenuti in territorio estero si aggiungono ai cospicui patrimoni mobiliari ed immobiliari, per un valore di circa 7 milioni di euro, precedentemente sequestrati in Italia, tra i quali spiccano gli oltre 95 mila euro giacenti presso istituti di credito nazionali.
Secondo i finanzieri, la rilevanza dei sequestri operati costituisce un’ulteriore importante riprova del fatto che i servizi forniti dall’associazione antiusura erano tutt'altro che gratuiti.