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SCUOLA

Anche i professori sbagliano

"Conversazioni di scuola", di Beatrice Aimi

di Beatrice Aimi -

16 gennaio 2018, 18:34

Anche i professori sbagliano

Gentili lettori, oggi userò questo mio spazio per riportarvi un’intervista che ho fatto al prof. Richard Felder (http://www4.ncsu.edu/unity/lockers/users/f/felder/public/Rich.html), esperto di fama internazionale, in occasione di un lavoro che stiamo progettando insieme.
Il prof. Felder è professore emerito di Ingegneria Chimica all’Università del North Carolina, è autore di numerosissimi testi di natura didattica e di più di 150 articoli di ricerca educativa; insieme a sua moglie Rebecca Brent è stato relatore in più di 600 workshop per insegnanti sparsi in tutto il mondo. Io l’ho conosciuto così, invitandolo ad un convegno che avevo organizzato a Parma tanti anni fa.

In questa lunga intervista il prof. Felder analizza le cause degli insuccessi scolastici focalizzandosi sia sui processi di insegnamento che di apprendimento. Nella prima parte dell’intervista il professore ci parlerà dei metodi e delle tecniche di insegnamento efficace, nella seconda parte si focalizzerà invece sugli studenti e sulle strategie che dovrebbero adottare per riuscire meglio nello studio. Buona lettura.

Beatrice Aimi (BA): Buon giorno Richard. Dal momento che hai scritto moltissimo in ambito educativo e sei considerato uno dei massimi esperti internazionali in materia, vorrei farti alcune domande relative ai processi di insegnamento e apprendimento.

Richard Felder (RF): Buon giorno Beatrice. Sono molto felice di poter parlare di questi argomenti in Italia, il Paese che adoro.

BA: Partirei allora subito dal focus della nostra intervista. Il nostro Paese ha un grande problema, “perde per strada” molti studenti. Il 15% degli studenti tra i 18 e i 24 anni non conclude il percorso di studi iniziato. In base alla tua esperienza di studioso e di professore universitario, quali pensi che possano essere le principali cause di insuccesso scolastico fra gli adolescenti?

RF: Ci sono molti motivi per questi insuccessi. Alcuni sono direttamente legati a come si insegna. Altri hanno a che fare con le abilità e la preparazione degli studenti, a cosa pensano su ciò che serva per avere successo in una materia, a quanto duramente lavorano dentro e fuori dalla classe, a come affrontano le verifiche e a come studiano per i test. In questa intervista vorrei concentrarmi principalmente sull'ultima questione relativa al metodo di studio, ma posso dare anche alcuni suggerimenti sugli altri aspetti se per te va bene.

BA: Certamente. Il problema del metodo di studio, è sicuramente un problema che ritengo molto importante e che mi sta molto a cuore perché sono convinta che buoni studenti non si nasca ma si possa diventare. Credo che nelle nostre scuole troppo poco spazio sia dedicato a insegnare agli studenti come si studia. E’ una pratica che spesso i docenti (almeno quelli degli ordini di scuola più elevati) non affrontano direttamente perché ritengono che venga acquisita indirettamente attraverso lo studio della disciplina, lasciando lo studente privo di indicazioni specifiche in merito a strategie e strumenti opportuni.
Vorrei dunque chiederti, quali siano i principali errori o le principali omissioni che frequentemente compiono i docenti durante i loro insegnamenti e che andrebbero evitati se si volesse raggiungere un ampio successo formativo.

RF: È una lunga lista. Ad esempio, insegnare senza dare agli studenti una traccia su come il contenuto del corso sia correlato agli obiettivi da raggiungere, o non riuscire ad agganciare gli interessi o le conoscenze precedenti degli studenti. Un altro frequente errore che spesso gli insegnanti sono portati a compiere è quello di fornire insegnamenti ad un livello molto più elevato di quello per cui gli studenti sono preparati. Da evitare anche il presentare grandi volumi di informazioni in classe senza dare agli studenti il ??tempo di pensare, discutere e applicare le informazioni. Da ultimo posso anche dire che occorre fare molta attenzione alla valutazione e come a volte si tenda a richiedere agli studenti argomenti non completamente spiegati o opportunamente esemplificati in classe.
Potrei andare avanti, ma tu sai perfettamente di cosa sto parlando. La ricerca mostra chiaramente che queste pratiche di insegnamento interferiscono negativamente con l'apprendimento e delinea metodi di insegnamento che funzionano molto meglio.

BA: Sarebbe dunque molto importante che il docente acquisisse consapevolezza delle strategie didattiche efficaci e di quelle pratiche che invece la ricerca mostra essere ininfluenti o inefficaci.
Mi hai detto cosa dovrebbe fare il docente per andare incontro al successo formativo dei propri studenti, ma ora ti vorrei chiedere invece qualcosa sugli studenti. Quanto le loro abilità o le loro convinzioni possano influenzare il loro successo nello studio?

RF: Molti insegnanti e anche studenti ritengono che un gran numero di errori si verifichino perché gli studenti non hanno le capacità di base per capire un determinato argomento. La matematica è probabilmente l'obiettivo più popolare di questa convinzione: spesso si sente dire dai genitori e dagli insegnati che i propri figli o alunni "non sono bravi in ??matematica".
Può o non può essere vero che alcuni studenti siano davvero scarsi in matematica indipendentemente da quanto sia insegnata bene. Se questo è vero, tuttavia, si applica solo a una piccola percentuale di studenti. Quello che mi rende così sicuro è che molte scuole hanno alcuni insegnanti di matematica qualificati che in qualche modo consentono alla maggior parte dei loro studenti di avere successo, compresi alcuni che hanno una lunga documentazione di insuccessi. Questo fenomeno l’ho incontrato molte volte nella mia carriera. Molti studenti e docenti sono erroneamente pronti a concludere che la matematica non sia per tutti, ma quegli insegnanti competenti provano che non è vero. La stessa cosa vale per tutte le altre materie scolastiche. Non tutti gli studenti possono essere altamente dotati in una materia, ma la maggior parte degli studenti che non hanno gravi difficoltà di apprendimento possono apprendere l'argomento a un livello minimo o anche superiore se viene insegnato bene.

BA: Quello che dici per me è un punto importantissimo e a cui tengo molto. Incontro spessissimo anche io nel mio lavoro questo tipo di problema. Ma sono completamente d’accordo con te sul fatto che tutti possono arrivare al risultato. Chi con maggiore o minore difficoltà, chi a livelli alti o altissimi e chi a livelli sufficienti, ma tutti possono arrivare. Ti chiedo dunque se, come credo anche io, tutti gli studenti sono potenzialmente in grado di imparare tutto, perché molti di loro invece falliscono negli studi?

RF: Questa è un'altra lunga lista di motivi. Ne cito solo alcuni. In primo luogo, gli insegnanti potrebbero fare alcuni o tutti gli errori che ho elencato prima. Un altro probabile motivo di fallimento potrebbe essere la mancanza di studio opportuno da parte degli studenti, magari non completando i compiti o copiando il lavoro di qualcun altro senza capirlo. Un altro elemento potrebbe essere anche la mancanza dei prerequisiti dello studente su un determinato argomento.
E la lista potrebbe continuare a lungo.

BA: Bene Richard, vorrei provare a riassumere per dare indicazioni concrete a docenti ed educatori che intendono supportare i propri discenti nel loro faticoso processo di apprendimento:
1. dare indicazioni chiare all’inizio di ogni insegnamento su obiettivi, traguardi, contenuti, criteri e modalità di verifica;
2. fare attenzione alle preconoscenze degli studenti perché su queste si costruiranno i nuovi saperi;
3. valutare bene dove porre “l’asticella” perché non si può insegnare ad un livello troppo alto rispetto a quello “funzionale” per lo studente;
4. non considerare la mente e l’intelligenza come entità fisse e immodificabili; la mente deve essere sempre posta nelle condizioni di “crescere” e svilupparsi, perché ne è sempre capace. L’apprendimento serve proprio a questo;
5. nessuno nasce portato o non portato per una specifica disciplina. Tutti possono arrivare ai risultati desiderati; ovviamente occorre tanto impegno, determinazione e fatica.


BA: Dunque Richard, riprendiamo il discorso. Fino ad ora mi hai parlato delle numerose ragioni che possono essere imputate all’insuccesso scolastico: pratiche di insegnamento inefficaci, mancanza di opportuni prerequisiti da parte degli studenti, scarso impegno e motivazione, rigide credenze e convinzioni da parte degli studenti, possibilità di vivere gli insuccessi come fallimenti e non come sfide... Vuoi aggiungere ancora qualche considerazione?

RF: Certo, ci sarebbero ancora tante altre cose da aggiungere. Una di cui vorrei parlare ha a che fare con il modo in cui la maggior parte degli studenti si prepara e partecipa alle prove (verifiche, interrogazioni, test, esami). La strategia di preparazione più comune, spesso la loro unica, prevede semplicemente di rileggere le cose senza ripeterle ad alta voce, magari poco prima di un esame, o addirittura la sera prima. Generalmente consultano il libro di testo e qualsiasi nota che possano aver preso in classe. Nella migliore delle ipotesi rileggono anche i compiti assegnati e i test precedenti, osservando i commenti e le correzioni dei loro insegnanti. Poi vanno sicuri ad affrontare la prova. Ma molti di loro falliscono, perché la rilettura è una strategia di preparazione quasi inutile per qualsiasi test che richiede comprensione e non solo memorizzazione a di fatti e formule.

BA: Eh già. Anche nella mia esperienza di persona di scuola ho visto ripetere spessissimo quest’errore. Ci puoi illustrare brevemente perché la semplice rilettura non è efficace?

RF: La ragione risiede nell’ apprendimento e nelle condizioni che lo sviluppano. Dirò alcune cose al riguardo, e poi tornerò sullo specifico della tua domanda.
Primo, cos'è l'apprendimento? In termini semplici, possiamo sintetizzarlo come un processo cognitivo atto a ricevere informazioni e a memorizzarle nella memoria a lungo termine, da cui possono essere successivamente richiamate e utilizzate quando necessario. Se le informazioni sono state memorizzate e dunque possono essere recuperate, si può dire che l’informazione è stata appresa e si può fare riferimento ad essa come ad una conoscenza. La conoscenza può essere dichiarativa (conoscenza di fatti e definizioni che possono essere comunicati in modo esplicito e comprensibile a qualcun altro), o procedurale (conoscenza di come si svolge un compito, come si fra canestro a basket, come si suona il piano, si scrive un libro o un rapporto di laboratorio, o risolve un problema).
Ci sono alcune grandi differenze tra le conoscenze dichiarative e procedurali. Le informazioni dichiarative possono essere presentate in parole scritte o pronunciate o disegnate in formule e diagrammi. Si ricevono principalmente osservando e ascoltando e si depositano nella memoria a lungo termine attraverso la ripetizione cosciente; la conoscenza dichiarativa può quindi essere recuperata e riaffermata quando lo studente viene sollecitato a farlo. La conoscenza procedurale può essere dimostrata invece completando compiti specifici ma non può essere semplicemente dichiarata e comunicata direttamente a qualcun altro. Se potessi semplicemente dirti come fare qualcosa e tu potessi immediatamente farlo perfettamente, la tua conoscenza sarebbe dichiarativa, non procedurale. Le conoscenze procedurali sono acquisite attraverso la pratica ripetuta, imparando dai propri errori e possibilmente ottenendo feedback correttivi da qualcun altro. Sono cioè assolutamente soggettive e si acquisiscono con la riflessione e l’elaborazione propria di ciascuno.
Naturalmente, l'apprendimento non è mai garantito. I processi di archiviazione e recupero delle informazioni e le condizioni che determinano il loro verificarsi sono straordinariamente complessi e non sono ancora completamente compresi dalle scienze cognitive.
Continuiamo con la nostra immagine semplificata, tuttavia, e concentriamoci sul recupero delle informazioni memorizzate, che è ciò che gli studenti devono fare a scuola e in generale durante le prove.

BA: Interessantissimo discorso. Dunque, se capisco bene, quando uno studente rilegge o ripete acriticamente un contenuto questo viene immagazzinato come conoscenza dichiarativa. Se invece lo studente è chiamato a riflettere su quel contenuto, ad elaborare il materiale, a porsi domande sul senso e sul perché di quel determinato argomento, allora si costruisce conoscenza procedurale, che credo sia quella necessaria per raggiungere un apprendimento significativo. O sbaglio?

RF: No, perfetto.

BA: Se ripetere solamente non garantisce un apprendimento profondo, allora cosa dovrebbero fare gli studenti?

RF: Quando una nuova informazione viene memorizzata, è contenuta nel cervello come una traccia di memoria, una rete di neuroni liberamente collegata con connessioni labili alle informazioni precedentemente memorizzate. Se gli studenti cercano di recuperare le informazioni subito dopo essere state archiviate, potrebbero avere difficoltà a farlo e potrebbero doverle cercare più volte prima di poterle ricavare interamente dalla memoria. Tuttavia, ogni volta che le recuperano, ripetendo la conoscenza dichiarativa o completando un'attività che richiede conoscenze procedurali, la rete neurale associata alla conoscenza diventa più forte e il successivo recupero continua a essere più facile.
Gli scienziati cognitivi hanno scoperto che guardare semplicemente qualcosa come un libro di testo, appunti di lezione o uno schema, non rafforza la sua impressione nella memoria a lungo termine e quindi non rende più facile il recupero. L'atto di cercare di recuperare le informazioni rende più facile la traccia e quindi il recupero. Il rafforzamento è ancora più efficace se è trascorso un po’ di tempo da quando le informazioni sono state archiviate o recuperate per l'ultima volta, tempo sufficiente perché il recupero richieda uno sforzo. Gli scienziati chiamano questo metodo per studiare la pratica dello spaced retrival practice. La ricerca mostra che gli studenti che ripetono il materiale di studio a distanza di tempo fanno significativamente meglio degli studenti che studiano semplicemente rivedendo le informazioni, in particolar modo se l'esame richiede più della semplice memorizzazione.

BA: Ecco, dunque mi pare di capire che tu suggerisca di ripetere sempre ad alta voce il contenuto di studio e ripeterlo anche a distanza di tempo, lasciando sedimentare il materiale studiato per poi riprenderlo per consolidarlo. La cosa difficile penso sia comunicare questo in modo efficace agli studenti. Molti di loro credono che basti semplicemente leggere e rileggere, anche tante volte. Cosa mi suggerisci di dire loro?

RF: Devi sempre ricordargli che riusciranno sicuramente molto meglio se tenteranno di rispondere a domande o di risolvere problemi senza cercare soluzioni semplici nel libro di testo. Devono esercitarsi a porsi quesiti e a verificare quanto riescono a recuperare l’informazione nella loro memoria. Più si esercitano a recuperare qualcosa nella mente, più è probabile che lo sapranno fare anche nella prova. Se sono abbastanza grandi da capire, potresti anche dare loro alcune informazioni sul perché questo metodo funziona, raccontandogli come funziona l’apprendimento e di come esso sia rafforzato dalla pratica del recupero.
Meglio ancora se suggerisci di fare questa pratica con un gruppo di studio di compagni di classe. Gli studenti, per prepararsi alla prova dovrebbero creare un lungo elenco di possibili domande e una vasta gamma di problemi che potrebbero apparire nel test o nell’interrogazione, basando la selezione di domande e problemi sulle lezioni svolte in classe. Al termine dell’esercizio possono cercare le soluzioni nel libro o negli appunti e controllarsi a vicenda. Se hanno perso qualcosa, dovrebbero tornare indietro, un giorno o due dopo, e poi riprovare individualmente. Più domande e problemi fanno in questo modo, più preparati saranno per l'esame.

BA: Credo davvero sarebbe molto utile che gli studenti affrontassero lo studio con le modalità che descrivi. Purtroppo temo che lo vedano come una perdita di tempo perché forse non ne comprendono fino in fondo l’utilità. Sarebbe davvero importante che le scuole, cominciando dalle elementari, dedicassero del tempo specifico a insegnare le strategie e le abilità di studio affinché lo studente possa costruirsi il proprio metodo di studio basato su evidenze scientificamente accertate.
Dato che siamo in chiusura, vuoi aggiungere ancora qualcosa?

RF: I suggerimenti che ho evidenziato qui per aiutare gli studenti a riuscire nello studio non sono solo mie semplici opinioni. Sono supportati da ciò che gli scienziati cognitivi hanno appreso sulle condizioni che facilitano l'apprendimento e da migliaia di rigorosi studi di ricerca in classe che comparano i metodi tradizionali di insegnamento con questi metodi più innovativi. Invito tutti a provare uno o più delle tecniche che ho brevemente descritto. Se lo farete, non posso garantire che tutti i vostri studenti avranno successo - magari avranno ancora bisogno di rinforzare le conoscenze di base, o la volontà di studiare o di lavorare sodo - ma posso garantire, tuttavia, che se si usano i suggerimenti che vi ho descritto, alcuni di loro che avrebbero fallito con le lezioni e gli studi tradizionali avranno successo, e il raggiungimento di tale obiettivo dovrebbe essere il nostro obiettivo come insegnanti e come educatori.

BA: Grazie di cuore Richard.

* Beatrice Aimi
Dirigente scolastico e assegnista di ricerca all’Università degli Studi di Parma nel settore scientifico disciplinare, «Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione».

Leggi le pubblicazioni precedenti di Beatrice Aimi:

- «Mio figlio non vuole studiare: che cosa posso fare per aiutarlo?»

- «Non usare i voti come punizioni»

- Imparare a studiare si può: strategie e consigli utili