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L'EDITORIALE

I fantasmi evocati dalla razza bianca

di Vittorio Testa -

17 gennaio 2018, 20:43

I fantasmi evocati dalla razza bianca

E'razzismo sostenere che occorre difendere la nostra “razza bianca”? Sommerso di accuse, il candidato leghista alla presidenza della Lombardia, Attilio Fontana, difeso dal segretario della Lega, Salvini, ma criticato anche dagli alleati del centrodestra, si è in pratica scusato per quello che definisce un “lapsus”, un “errore espressivo”. Ma con questo non si è certo messo al riparo dalla slavina di sdegno precipitatagli addosso da politici di sinistra, dalla comunità ebraica, da antropologi pronti a riaffermare come da tempo sia chiaro che il concetto di razza umana sia destituito di validità scientifica. Ma un conto è il progresso scientifico, un altro è il formarsi nella società di un lessico quotidiano d’uso semplice, di immediata evocazione del significato condiviso delle parole, insensibili alle mutazioni derivanti dagli studi delle accademie. Settantadue anni fa la parola oggigiorno divenuta famigerata finì dritta dritta persino nella tanto elogiata Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Nel 2014 alcuni docenti universitari proposero una raccolta di firme per inserire nella Carta suprema la condanna del vocabolo: «La Repubblica non riconosce l’esistenza di presunte razze umane e combatte ogni forma di razzismo e xenofobìa». Non se ne fece nulla.
Il problema, oggi, è che viviamo nell’incubo dell’immigrazione, immigrati in gran parte dalla pelle scura, e cioè di razza diversa dalla nostra… E poi, in campagna elettorale, si cede alla tentazione di cavalcare anzi acuire la protesta. La nostra quotidianità è bombardata da notizie di sbarchi, centri di accoglienza sovraffollati, malefatte compiute da immigrati dipinti come parassiti che impoveriscono il nostro paese, commettono reati. Silvio Berlusconi sostiene che con il centrosinistra al governo ogni anno arriveranno 500mila “delinquenti”. Immigrato o richiedente asilo uguale pericolo di islamislazione, noi tutti di razza bianca costretti a rinunciare alla nostra fede, ai nostri valori, persino alla celebrazione del Natale. Ecco che allora in questo contesto d’emergenza e paura, le parole diventano incendiarie.
Attilio Fontana è avvocato, è stato un buon sindaco a Varese, ha fama di persona civile, è uomo di parte ma stimato anche dagli avversari, è uomo delle istituzioni, si appresta a diventare governatore della Lombardia, la regione più ricca e avanzata del Paese. Com’è possibile che un signore di tal profilo non si sia reso conto che dire razza e per di più aggettivandola con bianca da un lato è eccitare animi già di per sé roventi, dall’altro è un po’ come riesumare i fantasmi di de Gobineau, Houston Chamberlain, Hitler, le “Leggi razziali” di Mussolini e Vittorio Emanuele III, Franco Interlandi, il Ku-Klux-Klan, con tutta la relativa follia, la pura razza ariana da preservare dalla contaminazione giudaica, lo schiavismo legittimato dall’inferiorità della razza nera, la caccia al “negro”, l’Apartheid. Certo l’avvocato Fontana non sarà razzista. Ma, egregio avvocato e cari politici tutti: satolli di ansia e paura come siamo, sappiate che anche una sola parola può avere conseguenze drammatiche.
vittorio.testa@comesermail.it