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Francia

La Vedova nera delle Costa azzurra condannata a 22 anni

Ma gli avvocati di Patricia Dagorn protestano: "E' stata giudicata a prescindere dal processo. Faremo appello"

19 gennaio 2018, 23:21

La Vedova nera delle Costa azzurra condannata a 22 anni

Anche dopo la condanna, la «vedova nera» della Costa azzurra non si arrende. Gli avvocati di Patricia Dagorn, 57 anni, hanno annunciato che la loro cliente farà appello, non accetta di essere stata «condannata in anticipo». Fredda, sguardo spento, cappottone troppo largo e nessun trucco, la donna - dalla personalità inquietante - non ha battuto ciglio alla lettura della sentenza: 22 anni di carcere.  La Dagorn è stata accusata di aver avvelenato e rapinato anziani signori che attirava con annunci matrimoniali. Tutto fra il 2011 e il 2012 sulla riviera mediterranea francese. Due delle vittime sarebbero state uccise da lei: «non è stato appurato se questi due decessi dipendono da cause tossiche o naturali - hanno insistito i legali - che interesse aveva la Dagorn a rapinare Michel Kneffel, che non possedeva niente?».

Effettivamente, il primo omicidio di cui Patricia viene sospettata nel 2011 riguarda un sessantenne senzatetto, con il quale lei divideva una stanza di un «hotel meublé» di Nizza. L'anno dopo, ad Annemasse, poco lontano ma stavolta in montagna, la Dagorn si fa notare, bionda e seducente, al fianco di Robert Mazereau, 87 anni, vedovo. Nella realtà lui le dà alloggio in casa sua in cambio di favori sessuali, ma un giorno viene violentemente aggredito. La vicenda fa risalire la polizia al caso Kneffel. Addosso a Patricia, perquisita, vengono trovati flaconi di Valium e documenti di una decina di uomini diversi, assegni rubati, carte d’identità. Gli inquirenti risalgono allora alla vicenda del presunto omicidio di Francesco Filippone, 85 anni, ritrovato in stato di avanzata decomposizione in casa sua, nella vasca da bagno, sempre in Costa azzurra. Pochi giorni prima, Patricia Dagorn aveva incassato da lui un assegno di 21.000 euro. Secondo la sospettata, l’anziano voleva semplicemente «aiutarla a mettere su una gioielleria».

Nel processo è stato ricostruito il percorso sospetto di Patricia con una ventina di uomini: «hanno giudicato prima la sua personalità, il suo percorso di vita, poi la sostanza delle accuse», protestano ancora i suoi avvocati. La personalità di Patricia Dagorn, abbandonata dalla madre, a tratti rimasta a vivere con il padre che manifestava strane pulsioni, è stata definita dai periti «psicopatica» ma non tale da renderla incapace di agire con la massima lucidità. Il suo passato, fatto di condanne per furti e violenze, di frequentazioni marginali e a tratti di vagabondaggio, della «svolta» in Costa azzurra con la scoperta dell’agenzia matrimoniale con i piccoli annunci che attiravano gli anziani, ha pesato in modo decisivo sulla sentenza.