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ALBARETO

«Il gasdotto ha distrutto parco e boschi»

di Lorenzo Benedetti -

21 gennaio 2018, 12:46

«Il gasdotto ha distrutto parco e boschi»

Un inaccettabile deturpamento del patrimonio ambientale della Valtaro»: così Giovanna Marchini Camia, proprietaria dei terreni a Gotra di Albareto dove si stanno concludendo i lavori di posa in opera del gasdotto Pontremoli-Cortemaggiore, definisce l’esproprio delle terre attorno al palazzo di famiglia operato dallo Stato ed il loro progressivo sventramento per sacrificarle alla realizzazione del nuovo condotto.

«La questione non è in alcun modo relativa al fatto che i terreni siano di mia proprietà - spiega la signora -: il problema sorge poiché vengono deturpati sei ettari di parco attorno a Palazzo della Brugné, dimora intrisa di storia, la cui particolare valenza ambientale è stata riconosciuta tanto a livello nazionale quanto regionale, attraverso il Piano paesistico, che pose il vincolo, da me fortemente voluto, sul prezioso bosco di ontani neri lungo i torrenti Taro e Gotra, ora in buona parte distrutto dai lavori». Il settecentesco palazzo nobiliare, appartenuto alla dinastia dei Picenardi, è oggi nelle mani di Giovanna Marchini Camia, erede della famiglia patrizia che governò la Valtaro in Età moderna. «Oggi la residenza abbisogna di opere di restauro, e potrebbe essere destinata ad una funzione di pubblico interesse - continua la proprietaria -: nel 1975, dopo la posa di alcuni metanodotti, la Snam Rete Gas, società responsabile dei lavori, sottoscrisse davanti al notaio un impegno a non attraversare più i terreni con tubazioni trasportanti idrocarburi, atto custodito nella Conservatoria dei registri immobiliari di Parma. Ciò nonostante, a fine 2016 i terreni sono stati espropriati con decreto di pubblica utilità dal Ministero dello sviluppo economico». Proprio di fronte al palazzo verrà ubicata la cabina di derivazione dei tubi ed un traliccio con una fiammella sempre accesa: nel silenzio delle istituzioni, ciò dimostra una assurda negligenza nella salvaguardia del territorio e la sorda insensibilità verso la preservazione di un patrimonio ambientale - lo stesso che lo Stato aveva vincolato - che i Marchini Camia hanno tentato di assicurare alla Valtaro: già nel 1979, infatti, si fecero promotori e misero a disposizione i loro terreni per dar vita all’Oasi dei Ghirardi, oggi riserva regionale e sito di interesse comunitario. «Nel marzo 2017 sono iniziati i lavori di posa, senza che nessuno si muovesse ma anzi dovuti a direttive ministeriali - conclude la proprietaria -: personalmente ho depositato un ricorso in Consiglio di Stato, ma ormai ciò che è perduto non si può più recuperare». I valori che i Marchini Camia, figli del senatore che risollevò la Valtaro dopo il disastro della guerra, hanno protetto tenacemente per anni, sono la grande eredità che hanno tramandato alla posterità, con lungimiranza di precursori ed amore per una terra alla quale hanno offerto un tesoro che ancora oggi rischia di non essere compreso.