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Il racconto della domenica

Sei tornata, balda gioventù

di Gustavo Marchesi -

21 gennaio 2018, 16:57

Sei tornata, balda gioventù

Zio Isacco in famiglia lo ritenevano un genio: “Isacco dà lo scacco”. Scriveva di storia locale e durante la guerra conobbe personaggi appartati per motivi politici, o razziali come lui, in una cantina a pelo dello stradone dove passarono gli stivali tedeschi, fino agli ultimi. Underground Isacco aveva collezionato argomenti poco noti in Italia, come…
Nell’estate 1954 la partenza di Hellmut Friedlässen era ormai certa. A vent’anni compiuti, Monaco di Baviera stava diventando per lui un corpo inerte. Non che gli mancassero le soddisfazioni. Specialista di un’arte del movimento detta “gimnoritmia”, e prossimo alla notorietà, contava estimatori sinceri, ma troppo ingenui, demodé. Per quanto satura di tradizioni culturali, Hellmut respirava un’aria denaturata.
Destinata a un pubblico d'intenditori, che poi la praticavano a scopo igienico e ascetico, la gimnoritmia e le sue motivazioni mistico-filosofiche vennero proibite, in Germania, sotto il regime nazista, tranne gli esercizi curativi, che davano ottimi risultati in psichiatria, nella rieducazione degli arti e nelle sordità.
Perché il ministero nazista della cultura rifiutò una dottrina che valorizzava sia la ginnastica sia la gentilezza dei costumi? una mentalità devota e al contempo razionale, perfino una hitleriana dieta vegetale, senza dimenticare gli obblighi civili e militari. In effetti il nazismo non prendeva di mira la raffinatezza dei gimnoritmisti, quanto la loro frigidezza nei riguardi del Führer. Il dio del giorno, geloso del proprio esoterismo, temeva la concorrenza di esponenti del perbenismo che si esibivano in costumi quasi sacerdotali senza mostrare le cosce o il pube. Sinonimi di decadenza, una volta schedati, non pochi varcarono i cancelli dei campi di sterminio. Fra quelli rimasti in libertà, o fuggiti all'estero, nessuno alzò un dito. Benché non pochi fossero uomini di scienza, cultura umanistica e sincera disciplina morale, finirono per comportarsi da uomo medio tedesco, accettando in silenzio o nella sofferenza i più volgari attentati. Intanto le persecuzioni della Gestapo agirono in profondità fra la gioventù d’ambo i sessi. Molti avrebbero desiderato avvicinarsi alla “gimno”, ma se ne guardarono bene, atterriti dalla prospettiva dei Lager.

Per Hellmut Friedlässen le cose andarono diversamente. Nel '42, scampati ai bombardamenti e lasciata la loro abitazione a Düsseldorf, lui e la madre Friederike si spostarono in un lontano sobborgo, presso il fratello di lei, il caro zio Franz. Vi trascorsero due anni meno tormentati, anche se centinaia di quadrimotori al giorno pestavano il centro storico. Nell'estate del '44, dopo lo sbarco in Normandia e l'attentato a Hitler, preoccupata dall'incalzare degli avvenimenti, Friederike col figlio riparò a Monaco, in campagna. Oltre ad allontanarsi dal fronte, che premeva verso Düsseldorf, aveva un’altra buona ragione. Stando a informatori fidati, il padre del ragazzo, l'ingegner Oscar, ufficiale sul fronte italiano, li avrebbe raggiunti quanto prima. Abbandonato l'esercito sull'Appennino settentrionale e protetto da elementi della Resistenza, con i quali collaborava, sarebbe passato, attraverso la Svizzera. in Baviera, dove madre e figlio l'aspettavano, rifugiati presso amici fraterni, i coniugi Tunner.
Le speranze però si affievolirono; il dubbio che a Oscar fosse accaduto qualche imprevisto si fece sempre più concreto con l'arrivo dell'autunno. Una stagione dolce, malgrado la forte umidità nei prati e ancor più nel folto delle conifere che odoravano di cassetti vecchi. Benché la guerra fosse vicina, la gente conduceva una vita normale. I contadini raccoglievano lamponi sulle siepi del parco e vari frutti selvatici inzuccherati dal sole. Hellmut e Friederike accompagnavano i raccoglitori, si tuffavano nei cespugli per assaggiare i grani e sputavano quelli agri fingendo un'allegria spontanea.
Ma il pensiero dell'assente li feriva, dava commozione il ricordo di quando merendavano insieme, loro tre…
Isacco non aggiunse altro, in un mondo confuso e indifferente, all’infuori dei pisolini al circolo “Pace e Musica”, affondato lui in comode poltrone, dimenticare i sedili impietosi della clandestinità…