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'Ndrangheta: fermato il presunto nuovo reggente della cosca emiliana

Carmine Sarcone, provvedimento della Dda e dei Carabinieri

23 gennaio 2018, 09:30

'Ndrangheta: fermato il presunto nuovo reggente della cosca emiliana

I carabinieri di Modena hanno fermato il nuovo presunto reggente della 'ndrangheta emiliana: Carmine Sarcone, 39 anni, indagato per associazione mafiosa, fratello di Nicolino e Gianluigi Sarcone, entrambi arrestati nell'operazione "Aemilia" del 2015. Il primo,condannato a 15 anni, era ritenuto il capo dell'organizzazione autonoma emiliana, collegata alla cosca Grande Aracri di Cutro dove è stato eseguito questo fermo di indiziato di delitto, il primo emesso dalla Dda di Bologna per questo reato. Decine le perquisizioni in corso.

Le indagini hanno consentito di trovare riscontri alle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia e sono state dimostrate la gestione diretta di attività e patrimonio illecito, la partecipazione alle riunioni, durante le quali, per le indagini, erano pianificati i crimini della cosca e venivano prese decisioni per rafforzarla. Carmine avrebbe avuto il ruolo di rappresentante dei fratelli detenuti, con compiti direttivi e di dirimere i contrasti interni alla cosca. 

CERCO' DI "AGGIUSTARE" LA POSIZIONE DEI SARCONE  SUL MAXI-AFFARE EDILIZIO DI SORBOLO AL PROCESSO "AEMILIA". La "faccia bella" della famiglia, ma anche una "cosa unica" con i fratelli maggiori Nicolino e Gianluigi. E’ il ritratto di Carmine Sarcone che emerge dall’ultimo troncone dell’inchiesta "Aemilia", con dichiarazioni di pentiti riscontrate nelle indagini che hanno portato al fermo del 39enne per associazione mafiosa: uomo al centro di dinamiche di 'Ndrangheta dalla fine degli anni Novanta, Sarcone era diventato il punto di riferimento del gruppo emiliano legato alla Cosca Grande Aracri, nel momento in cui familiari e altri esponenti di spicco sono finiti in carcere.
Per tracciarne l’identikit criminale gli investigatori si sono basati su più indagini di criminalità organizzata, tra cui "Pendolino", "Scacco Matto", "Edilpiovra", "Idra", "Kyterion", "Valpolicella" e soprattutto "Aemilia", dove è stata evidenziata la struttura moderna dell’organizzazione che affianca la classica tradizione 'ndranghetistica e penetra la realtà socio-economica emiliana.
Diversi collaboratori hanno indicato in Carmine il rappresentante dei fratelli, soggetto di grande intelligenza e altrettanta disponibilità di liquidità, in grado pure di recuperare armi per il boss Nicolino Grande Aracri. A lui è stato spesso affidato il compito di mediare all’interno del gruppo, oltre che tra il gruppo e altri contesti criminali, ad esempio quando con questi c'è stata l’occasione di portare a termine la monetizzazione di assegni di provenienza illecita e conseguente spartizione.
Recentemente avrebbe assunto il ruolo di raccordo tra detenuti e territorio, dove ha continuato a operare fino ad occuparsi di "aggiustare" la posizione di alcuni imputati, indottrinando o intimidendo testimoni del processo "Aemilia", tentando di addolcire la posizione giudiziaria dei Sarcone, ad esempio sul maxi-affare edilizio di Sorbolo.