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Il racconto della domenica

Nel paese degli antichi odori

di Lina Pancaldi Schianchi -

28 gennaio 2018, 15:36

Nel paese degli antichi odori

Seduta sul divano, annoiata. Sono i primi giorni del 1997. Il tempo non è clemente, fiocchi di neve scendono copiosi e ammantano tutto di bianco. Non le è mai piaciuta la neve, copre tutto.

Sul tavolino di cristallo c'è un aggeggio strano, così avrebbero pensato Paride e Bianca, e ancor più meravigliati sarebbero stati Badiali e la nonna.

E' un telefono cellulare, un regalo dei suoi ragazzi. Lo prende in mano e compone il numero di un altro cellulare, quello del figlio più giovane di ritorno dalle vacanze natalizie. Ecco il trillo, è libero. Ansiosa chiede: «Dove sei? La strada è libera?».

«Sì, il viaggio procede bene, presto sarò a Milano. Sto attraversando Morbegno, stai tranquilla».

Morbegno, il paese di una cugina di Paride: la Carola. Con i biglietti gratuiti per i ferrovieri erano andati, lei, Paride e Bianca, a trovarla.

Era un ricordo che aveva ormai accantonato. Per lungo tempo Morbegno, per lei, aveva sollecitato i cinque sensi in negativo.

Era un autunno inoltrato, il treno per quasi tutto il tragitto dopo Milano costeggiava un paesaggio grigio, nebbioso, con il fiume fangoso che correva al loro fianco. Arrivati a sera inoltrata, il paese era già addormentato, case e finestre chiuse, poche fievoli luci li guidarono alla casa dei loro ospiti.

La Carola, assieme al marito e alla due figlie, cercò di metterli a loro agio, sapendo già che, com'era stato per lei, vivere lì non era facile.

La Bassa, immersa nella fitta nebbia, e la sua gente erano di gran lunga più accoglienti.

Il risveglio mattutino fu accompagnato da un forte scampanellio. Dieci, venti, forse cento campanelle che passavano su quelle fangose strade di sassi. Libere le pecore, e più avanti le mucche.

Assieme alle cuginette fece un giro per il paese, ma le sembrava di essere stata catapultata indietro di cent'anni. La gente vestita all'antica, le donne ancora con gonne lunghe, e gli uomini coperti con mantelli neri e il cappello di feltro senza forma calato sul viso.

Tutto era avvolto da un odore particolare, sgradevole, tutti gli escrementi di quegli animali che circolavano indisturbati confondendosi con i paesani.

Dopo il senso della vista, dell'udito e dell'olfatto, anche il tatto fu messo a dura prova percorrendo quei vicoli.

Bisognava stare attenti a camminare per non pestare. Raccontava la Carola, quasi scusandosi, che in quei giorni c'era una grossa fiera di bestiame e dai monti vicini i villici scendevano a valle, perciò il paese assumeva un aspetto irreale, lontano nel tempo.

Fu soltanto una gita di due giorni.

Sono trascorsi quasi cinquant'anni e Morbegno, le dicono, è diventato un bel paese di villeggiatura. Il turismo ha spazzato l'odore sgradevole, ripulito le strade e la visione del paesaggio è incantevole.

La donna di adesso ha un ripensamento: non è che lo scampanellio di allora, la puzza, il muggito e il belare sarebbe bello farli tornare oggi?

E questi sogni sono spesso presenti nella sua mente, ormai carica di tanti avvenimenti.

Riaffiorano perché i volti amati, i luoghi, le radici sono sempre lì vicini al suo cuore. La maturità della vita è stata uno scorrere di doveri, la quotidianità che cambiava a ritmo incessante e quel continuo correre le hanno fatto dimenticare le gioie che sono state le finestre aperte sulla vita. La nascita dei figli, il loro crescere preservandoli dai grandi pericoli, da un mondo in cui graffiare per avere è la legge costante. E' la rivalsa degli uomini usciti dalla guerra che hanno voluto tutto in poco tempo. E non si può tornare indietro.

Ma la bimba, e anche la ragazza, sono sempre più spesso dentro di lei. E' il suo passato e lo scrive come raccontando una fiaba per grandi e piccini sperando di ritrovare, nella sue parole, altri compagni che non hanno dimenticato la dolce stagione, il piacere di stare insieme per conoscere e per imparare. Una grande aia per tuffarsi nei cari odori.