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Incontro

Tre donne, tre belle storie di vita

di Aurora Pullara -

29 gennaio 2018, 18:12

Tre donne, tre belle storie di vita

Tre donne, tre storie diverse, nel tempo e nello spazio. Tre generazioni ma con un denominatore comune: lo sport. Sono Giulia Ghiretti, Suor Giovanna Biggi e Florinda Parenti, ospiti di una serata organizzata dall’Associazione Soroptimist per celebrare le donne e lo sport. I loro successi sono stati raccontati grazie a Vittorio Rotolo, collaboratore della Gazzetta di Parma, che ha saputo risvegliare i ricordi delle sportive, partendo con chi lo sport l’ha vissuto in un momento difficile della Storia. Come Florinda Parenti, pioniera del ciclismo femminile. Florinda sfoggia un sorriso deciso, di chi nella vita ha sempre seguito le sue passioni e non si è fatta influenzare da niente e nessuno. Classe 1943, si è innamorata del ciclismo negli anni ‘60, quando in Italia non si pensava neanche di far correre sulle due ruote una donna: «Vivevo in Belgio dove mio padre lavorava in una miniera, e la mia passione è nata una sera – racconta la Parenti – quando da casa di alcuni vicini abbiamo guardato alla televisione la vittoria di Ercole Baldini al Campionato del mondo di ciclismo maschile, e noi, italiani all’estero, eravamo contentissimi di questa vittoria; tant’è che io misi due bandierine sulla mia bicicletta e giravo con queste bandierine, fiera del successo italiano - continua il suo racconto. Nel frattempo entrai in contatto con ragazzi e ragazze che correvano in bici, ma dovetti aspettare i 16 anni per poter cominciare anch'io, ma soprattutto per poter iscrivermi in Federazione», e l’avventura di Florinda inizia: «Zaino in spalla andai a Bruxelles per iscrivermi in Federazione, ma in Italia la Federazione femminile non esisteva, e quindi per tre anni risultai iscritta a quella internazionale. Ovviamente anche per la mia famiglia era un cosa inaccettabile il ciclismo femminile, e quindi la mia priorità doveva essere studiare». Ma presto la svolta: «Nel 1962 arriva una lettera dall’Italia, mi invitano a far parte della squadra italiana a Salò, ai Campionati mondiali femminili. Io contentissima portai anche la lettera a scuola per farla vedere a tutti, e finalmente anche i miei genitori cominciarono a capire la mia passione». Da li in poi Florinda ha cominciato la sua lunga ascesa nel mondo del ciclismo femminile.

Dodici anni nel ruolo di player, cinque presenze con la maglia azzurra e numerose richieste di altri team per assicurarsi ad ogni inizio stagione questa stella del basket, destinata a una grande carriera, ma lei ha preferito la vita religiosa e prendere i voti: è suor Giovanna Biggi, che con una brillante ironia narra la sua storia: «Ho cominciato per caso a giocare a basket, un po' per una scoliosi e un po' per noia, neanche sapevo come palleggiare e dove lanciare il pallone - fa sorridere suor Giovanna - e poi ero alta. Sono arrivati i successi ma il basket non era la mia scelta di vita, e così come ho iniziato ho smesso e ho seguito la mia vocazione». Una scelta non sempre facile da accettare per una famiglia: «Mio padre quando ha saputo della mia scelta si è chiesto dove avesse sbagliato, mi seguiva molto nella mia carriera sportiva, cercava il mio nome sulla Gazzetta ed era fiero di avere una figlia campionessa di basket, un po’ meno una figlia suora».

Mentre è stato fondamentale il supporto della famiglia nella vita di Giulia Ghiretti, giovanissima campionessa di nuoto paralimpico: «Quando ho deciso di mettermi a nuotare a Parma non esisteva una società di nuoto e l’hanno fondata i miei genitori, mia sorella per seguirmi negli allenamenti è diventata allenatrice, ad ogni mia trasferta la mia famiglia mi segue e anche se non abbiamo contatti, so che ci sono e che mi danno forza».

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