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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Il cercatore di chimere

04 febbraio 2018, 16:12

Il cercatore  di chimere

Alle sei del mattino nell’intrico boscoso dell’appennino Paolo con lo zaino era già a buon punto dell’itinerario . Pensava alla sua vita, mentre calpestava quel sentiero costeggiato da rovi di lamponi maturi che coglieva: li avrebbe dati a Dalia e lei ne avrebbe fatto una crostata con la crema pasticcera per i suoi bambini. Inutile dire che lui non l’avrebbe nemmeno assaggiata. La lievità del “promeneur”allietava il giovane pianista di indole piuttosto scontrosa. Amava la solitudine Paolo e il canto del bosco gli sembrava la più morbida e invitante delle voci col suo velluto erboso che si stendeva piano ad ogni passo, accarezzandolo con la sincerità che solo la natura porge.
Nella natura, come in musica infatti non c’è menzogna si diceva tra sé e sé, e lui detestava chi inanellava frottole pur sapendo che la meta ultima di quella sua escursione, altro non era che un incontro furtivo con una donna abituata a mentire. Era il suo turno. Toccava a lui trangugiare parte delle bugie che avevano reso Dalia una mentitrice seriale. Questo toglieva a Paolo un po’ di felicità. Quel mattino dunque, Giugno accoglieva i suoi silenzi, le sue domande mentre lo sguardo del giovane galoppava ben oltre l’orizzonte. Pregustava l’incontro con la donna che accendeva i suoi sogni.
Quel viso incorniciato da boccoli color del grano, lo invitava ad un corpo a corpo con tutti i suoi timori in un ribaltamento di quelli che erano sempre stati i suoi ideali di uomo di verità. Dopo alcuni baci infuocati scambiati in modo del tutto fugace nel negozio di occhiali di lei. Aveva dunque accettato quell’appuntamento lontano da occhi indiscreti presso un rifugio di fianco al lago. Lunedì mattina. Nessuno li avrebbe visti. Dalia aveva studiato tutti i particolari. Lo attendeva per le 8 con un termos di caffè, cornetti e fette biscottate.
Avrebbero fatto colazione insieme. E poi? Al marito, Dalia aveva raccontato che la zia Dea l’aspettava sul presto a Bosco di Corniglio per le pulizie della casa estiva . In realtà ella aveva barattato quell’impegno con un’amica compiacente, la quale armata di scopettone e strofinacci e buone scuse con la zia, la copriva nelle sue scappatelle. Questa per Dalia non era certo la prima. Ma quello con Paolo, estroso musicista, era il loro primo vero appuntamento. Egli non era convinto di fare la cosa giusta anche se Dalia gli piaceva molto. Quei baci di miele e gli sguardi languidi e azzurrati della giovane, lo avevano fatto innamorare. Tuttavia egli non amava il sotterfugio e si chiedeva come avesse potuto accettare una tale meschinità. Godendosi in pieno la fascinosa camminata, guardò al cielo e gli chiese: “ illuminami col tuo riflesso accecante mio bel sole, spazza via questa fragilità inquieta di ragazzo, dammi la voglia di fare un fuoco della spudoratezza”. In quell’istante il vento soffiava un motivetto e una volpe rossa con una gran coda gli passò davanti. “Quanta bellezza”! Paolo si mise ad inseguirla ma la volpe era più veloce e fatti un bel po’ di metri si accorse che era uscito dal sentiero e si stava inerpicando da tutt’altra parte. Chiazze di timo e coronille gli inebriavano le narici e Paolo avvertì una sensazione di grande libertà. Non sapeva più dove fosse finita la volpe ma la voglia di ritrovarla aveva soppiantato quella di vedere Dalia.
Chissà se la volpe era diretta a una tana con dei cuccioli? Passò la mattinata ad esplorare anfratti e piccoli sentieri seminascosti sapendo che ogni viaggio lascia un segno. La montagna così verde portando a spasso i suoi ricordi, gli suggeriva nuove idee per una sinfonia.
Il telefono aveva trillato più volte ma Paolo col suo cuore antico, aveva deciso di non portare i lamponi a Dalia. Si sarebbe sentito in trappola dentro se stesso .