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Nimes, la città romana che parla in francese

Ha monumenti di epoca imperiale ma impazzisce per le corride: ecco la città dell'Occitania dove si fonde il meglio della cultura mediterranea

di Luca Pelagatti -

25 febbraio 2018, 11:25

Nimes, la città romana che parla in francese

Ha un’arena romana meglio conservata persino del Colosseo ma davanti all’anfiteatro invece dei petulanti centurioni ha la statua di un torero. Ha palazzi disegnati dalle archistar di mezzo mondo ma poi ai Jardins de la Fontaine tutti i giorni vedi la gente del posto che si sfida in estenuanti partite a la petanque. Ha inventato la rustica stoffa diventata simbolo del made in USA ma poi, fortunato destino, gode di trecento giorni di sole all’anno. E ai tavolini dei suoi tanti bar all’aperto per buona parte del tempo si sta comodamente in maniche corte.

Ecco, questa è Nimes, città del sud della Francia con una anima romana e un sentore di Spagna, ideale punto di contatto di tutto ciò che il Mediterraneo ha ibridato nei secoli e che sa far convivere la gioia di vivere dell’Occitania con il rigore protestante. Sembrano elementi tra loro lontani ma qui, unendosi, creano un insieme che affascina. E il resto lo fa un po’ di bonaria stravaganza che c’è per forza nell’aria. Altrimenti non si spiegherebbe perché il simbolo della città sia un coccodrillo che, vuole la tradizione, sia legato ai trionfi di Cesare Augusto.

Storia romana, appunto, perché qui vagando per le strade pare bizzarro non incontrare legionari col gladio. A Nîmes si passeggia tra la Tour Magne, che faceva parte della cinta muraria romana e il tempio della Maison Carrée, ispirato al tempio di Apollo a Roma, ci si fanno i selfie dinnanzi al Castellum, punto d'arrivo dell'acquedotto imperiale e poi si vanno a vedere gli spettacoli all’arena. E’ una delle più grandi della Gallia e sembra costruita ieri. Invece ha duemila anni ma ancora adesso fa il tutto esaurito.

Nimes la romana, quindi, ma anche la mediterranea, perché qui il rito delle lunghe soste nei caffè è cosa assai seria. E per chi come noi arriva per godersi il viaggio non c’è modo migliore per prendere il tempo del luogo. Ma lo abbiamo detto: questa fu terra di protestanti e qui si costruirono con calvinista serietà grandi fortune commerciando le stoffe. Il fatto che la tela dei jeans si chiami denim fa capire che è nata proprio qui. E Levi Strauss e gli americani si rassegnino. Tanto successo economico poi finì per regalare bellezza ai palazzi settecenteschi dei mercanti che ancora oggi si ammirano camminando nel quartiere de La Fontaine. Ma sempre con riserbo che l’esagerare non fa parte dello stile dei seguaci di Calvino.
Tutto questo però è l’ieri. E Nimes non ci sta a vivere guardando indietro. Così, tra un giardino e un tempio ha chiamato i più grandi architetti e gli ha dato un incarico: osare. E loro l’hanno fatto disegnando icone: Jean Nouvel ha progettato il Nemausus, Kisho Kurokawa un palazzo che richiama il Colosseo e infatti si chiama le Colisée, Vittorio Gregotti lo stadio delle Costières, Norman Foster il Carré d’Art, il museo d'arte contemporanea per poi arrivare al nuovo museo della Romanità, di Elisabeth e Christian de Portzamparc, che verrà inaugurato ad agosto: è simile al panneggio di un peplo romano, ospiterà cinquemila reperti e sfrutterà tutte le più moderne tecnologie (realtà aumentata, proiezioni in 3D) per fa apprezzare meglio oggetti che hanno venti secoli. E raccontano la storia della città che, non va mai dimeticato, è mediterranea e molto francese. E quindi sa concedersi le giuste lusinghe come dimostra il fatto che nel museo ci sarà un ristorante gestito dallo chef Franck Putelat. E due stelle Michelin non si ottengono per caso.
Come non è un caso che uno dei piatti simbolo di Nimes sia la tapenade: è a base di olive con capperi e acciughe ed è ideale spalmato sulle fette di pane. E’ una specie di riassunto di Mediterraneo, c’è un po’ di mare e di terra, potrebbe essere un po’ spagnolo, un po’ italiano. E invece è di Nimes. Un perfetto mix di Mediterraneo.

DA VEDERE
PONT DU GARD L'ACQUEDOTTO
Costuito nel I° secolo d.C, il Pont du Gard è indubbiamente l'opera d'arte più spettacolare dell'acquedotto di Nimes, classificata patrimonio mondiale dell'Unesco. Per superare la vallata del Gardon, i costruttori romani edificano un ponte di dimensioni eccezionali: lungo 275 m, alto 48 m (il più alto del mondo romano), composto da tre livelli di arcate sovrapposte.
L'ARENA 20MILA SPETTATORI
Costruito alla fine del I secolo d.C., l'anfiteatro di Nîmes è unodei più grandi della Gallia romana. E' lungo circa 133 m e largo 101 metri. La facciata, alta 21 m, è composta da 2 livelli di 60 arcate ciascuno. All'interno, oltre 20.000 spettatori potevano assisterealle cacce o ai combattimenti di animali e di gladiatori. Un sistema di corridoi e di scale consentiva alle persone di raggiungere e di lasciare rapidamente il proprio posto. Suddivisi in base al loro ceto sociale, gli spettatori erano riparati dal sole da un velarium sorretto da funi legate a pali.La disposizione della gradinate permette una perfetta visibilità sulla pista da qualsiasi posizione. Dopo l'epoca romana, grazie ad un'utilizzazione ininterrotta l'anfiteatro sfuggì alle devastazioni.

LA FERIA
Corride, fanfare e bodegas
La città che ama far festa

Agli abitanti di Nîmes piace fare festa. Uno dei principali eventi è la Feria. Nata nel 1952, la Feria amalgama, secondo la tradizione spagnola, corride, corse di tori, concerti e spettacoli improvvisati. Due volte all’anno (alla Pentecoste e il terzo week-end di settembre), circa due milioni di visitatori affluiscono nelle vie della città. Ovunque, spuntano le ‘bodegas’ (sorta di bar provvisori) e può assistere alle corride nell’arena, seguire le peñas (fanfare), danzare sévillane fino a tardi o assistere ai concerti.

LA GASTRONOMIA
Carne della Camargue
e formaggi di capra

Cosa si mangia a Nimes? La carne saporita dei bovini della Camargue proviene da bestie allevate allo stato brado nel delta del Rodano ed è eccellente e la «gardianne de taureau» è, dopo la brandade, la seconda grande specialità di Nîmes. La brandade è una preparazione a base di baccalà inzuppato nel latte e poi mescolato in un’emulsione d’olio d’oliva: si presenta come una crema bianca, ottima servita fredda o calda. Poi ci sono i famosi Pélardons, piccoli formaggi di latte non pastorizzato di capra, l’agnello e le cipolle dolci.