Sei in Archivio

primopiano

I 27 divisi sui fondi Ue, l'Italia rischia 40 miliardi

26 febbraio 2018, 11:50

BRUXELLES - Parte in salita il confronto tra i 27 sul futuro bilancio pluriennale dell'Unione per il post-Brexit. I leader dei Paesi Ue hanno dato il calcio d'avvio a una partita che si annuncia più complessa di quanto sia avvenuto nelle già molto tormentate precedenti edizioni e che per l'Italia vale oltre 40 miliardi di fondi strutturali. Subito sono emersi distinguo e divisioni su tutti i fronti, a partire dalla disponibilità o meno di aprire il portafoglio, dalle priorità e dalle condizioni a cui legare l'erogazione dei fondi Ue. Per il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, sono però emerse "meno posizioni conflittuali" di quanto prevedibile.   La proposta più controversa l'ha messa sul tavolo la cancelliere tedesca Angela Merkel, chiedendo di legare l'erogazione dei fondi Ue alla volontà e alla capacità di accoglienza dei migranti. Un'idea che è stata subito bocciata dai Paesi del gruppo di Visegrad - Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slocacchia - cioè quelli che di fatto si sono rifiutati di prendere la loro quota di richiedenti asilo da Italia e Grecia. Chi invece si è apertamente schierato in favore della proposta Merkel è stato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, secondo il quale "le regole vanno rispettate sempre", non solo quando sono a proprio vantaggio. "Noi aspettiamo che i Paesi dell'Est rispettino il principio della solidarietà". Sulla stessa linea il premier Paolo Gentiloni: "Non c'è dubbio che rispetto al bilancio di alcuni anni fa oggi la priorità delle questioni migratorie deve diventare una parte fondamentale dell'impegno finanziario dell'Ue".   Altro nodo cruciale da sciogliere è quello delle risorse. La Brexit causerà un 'buco' da 10-15 miliardi l'anno e dal 2021 in poi per fare fronte alle nuove sfide - migrazioni, difesa, sicurezza - senza intaccare le politiche di coesione e i fondi destinati all'agricoltura sarà indispensabile accrescere i contributi nazionali e/o trovare nuove risorse comuni che potrebbero venire, ad esempio, dalla web tax. "Molti, 14 o 15 Paesi, si sono detti disposti ad aumentare i loro contributi", ha detto Juncker, esprimendo un cauto ottimismo. Peccato che l'accordo sulle prospettive finanziarie Ue debba essere trovato all'unanimità e che un'agguerrita pattuglia di 'falchi' nordici formata da Olanda, Svezia, Danimarca e Austria non ne voglia sentir parlare.   E se le risorse del bilancio non aumenteranno, per affrontare le nuove sfide scatteranno tagli che metteranno a rischio anche i 40 miliardi di cui ora beneficia l'Italia. Un rischio contro il quale esponenti M5S hanno messo in guardia Gentiloni affinché "non prenda schiaffi" in Europa. Il vero confronto tra Paesi scatterà comunque solo dopo che la Commissione Ue presenterà a maggio le sue proposte. Con l'obiettivo di chiudere possibilmente, ma non molto realisticamente, le trattative prima delle elezioni europee che si svolgeranno a maggio del 2019.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA