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torrechiara

Castello tutto da esplorare con un ologramma

Novità in arrivo per rendere sempre più interessante la visita. Ci saranno anche due armature dei Farnese del Cinquecento

di Enrico Gotti -

08 marzo 2018, 18:59

Mercoledì 14 marzo, alle 12, nel “salone dei giocolieri” ci sarà un appuntamento speciale. Verranno infatti presentate, perfettamente restaurate, due armature del Cinquecento, appartenute ai Farnese, sinora conservate nei depositi di Stato. Allo stesso tempo verrà installato e mostrato al pubblico un ologramma, una proiezione video tridimensionale del castello di Torrechiara visto dall’alto.

Le armature e l’ologramma, la storia e l’innovazione, avranno il medesimo scopo: quello di arricchire uno dei castelli meglio conservati d’Europa, e diventeranno parte integrante del monumentale patrimonio. Entrambe le iniziative sono state avviate dal dirigente del polo museale dell’Emilia Romagna, Mario Scalini, per valorizzare e arricchire il percorso di visita delle già splendide sale affrescate del castello. L’ologramma è stato realizzato attraverso la creazione di un apposito modello tridimensionale.

Le immagini sono state scattate da un drone dotato di camera ad alta definizione, che ha sorvolato la rocca per rappresentare tutte le membrature esterne del castello e del suo intorno.

Tutte le fotografie, così realizzate, sono state elaborate digitalmente per ricavare poi un modello del castello, che viene animato attraverso la progressiva e costante rotazione del modello stesso sul proprio asse. L’ologramma è di grandi dimensioni, è una piramide di due metri di lato e di due metri di altezza. Si tratta di una novità che ha pochi eguali nei musei, soprattutto di queste misure. Lo spettatore potrà avere una visione a volo d’uccello del castello, visto dall’alto.

A realizzare la riproduzione virtuale del castello sono state due aziende: Abacus sas di Stefano Botti e studio Arco Srl di Catellani e Schiatti. Le armature, che saranno esposte in vetrina, provengono dalla armeria Farnese attraverso casa Savoia. Sono già state in deposito presso l’Arma della Cavallerizza di stanza a Parma tra le due guerre mondiali.

Sono databili al terzo quarto del Cinquecento e furono probabilmente usate sul campo dai membri della casata. Il corsaletto azzurrato e dorato sulle liste sbalzate è conforme a quello usato dai comandanti di galee al tempo della battaglia di Lepanto (1571); quello con borgognotta (elmo) che ha solo petto e schiena bruniti, ha tutte le altre parti stagnate per uso navale ed è l’unico sin qui noto con tale trattamento.

L’armeria del castello è in corso di allestimento ed accoglierà presto altri pezzi di spicco. Dopo la chiusura domenicale nei primi tre mesi dell’anno, scongiurata grazie all’impegno di più persone e istituzioni, si apre così una nuova primavera per il castello, che con i suoi numeri è uno dei monumenti più visitati della regione.

Novità in arrivo per rendere sempre più

interessante la visita. Ci saranno anche

due armature dei Farnese del Cinquecento