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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

La laurea del pullover giallo

di Lina Pancaldi Schianchi -

12 marzo 2018, 13:21

La laurea del pullover giallo

Stefano aveva conseguito la laurea in giurisprudenza venerdì 13 marzo, giorno scaramantico. Sua madre non era voluta esserci: l'emozione era troppo grande. Era quasi mezzogiorno e non era ancora tornato. Lei prese la bicicletta e si portò dinanzi all'università. C'erano ancora tanti ragazzi, ma lui non si vedeva. Era smarrita. Si fece coraggio e chiese: «Conoscete Stefano? Aveva la tesi alle 11...».

La voce di una ragazza le rispose: «Aveva un pullover giallo? Sì, sì, era proprio lui. È stato bravissimo, ha preso 110. Il massimo» disse la giovane. Era rimasta, per sempre, la laurea del pullover giallo.

Ora, finito il ciclo di studi, gli rimaneva il servizio militare. La cartolina era già arrivata. Fece una breve vacanza a Parigi, come premio: i genitori glielo dovevano.

Partì soldato una sera di giugno. Accompagnandolo alla stazione erano tristi: il primo distacco. La destinazione era Trieste. La caserma era a Villa Opicina, una postazione sul Carso.

L'adattamento non fu facile, ma Stefano era un ragazzo molto socievole e ben presto si fece tanti amici. Andavano in libera uscita, trovavano sempre nuove avventure.

A lui piaceva leggere e si fermava spesso al Caffè degli Specchi con il suo libro preferito: un romanzo di Simenon. Era un suo compagno. Gli piaceva l'atmosfera di quel luogo: si sentiva ancora studente, le persone che lo frequentavano assomigliavano ai suoi professori e ricordare le loro lezioni lo faceva sentire libero, senza l'obbligo del ritorno a un dovere che non approvava.

In quel periodo conobbe Sabrina, una ragazza che viaggiava sull'autobus di Opicina. Sempre i libri sotto il braccio. Furono questi l'aggancio per una prima conoscenza.

Studiava all'università, alla facoltà di psicologia. Stefano, già con la laurea in legge, trovò molti interessi in comune con lei. Sabrina apprezzava molto la cultura di Stefano che era anche giornalista pubblicista: un cronista di buon livello.

Passava dallo sport alla cronaca nera della sua città: non era mai riuscito a essere assunto in giornale a tiratura nazionale, sebbene scrivesse diversi articoli. Ma, si sa, l'assunzione è spesso pilotata... Era una passione, il giornalismo, e tale sarebbe rimasta.

Intanto con Sabrina iniziò a essere molto più di un'amicizia, anche se lei non si fidava troppo del soldatino, e lui, una volta congedato, pensava che la lontananza sarebbe stata un ostacolo. Durante una licenza la portò a conoscere la sua città. Ovviamente, fece anche una visita a casa sua, ma rimase sempre un'affettuosa amicizia.

Si telefonarono spesso dopo il congedo e un'estate Stefano ritornò a Trieste: fu bello cenare con Sabrina in un ristorantino di Muggia. La scintilla, tuttavia, non scoccò. Il destino, la lontananza? Chissà...