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EDITORIALE

Allarmi siamo analfabeti (di ritorno)

di Michele Brambilla -

13 marzo 2018, 15:12

Allarmi siamo analfabeti (di ritorno)

Nell'elenco dei tanti “allarmi” che quotidianamente ci assillano - allarme clima, allarme conti pubblici, allarme razzismo, allarme morbillo, allarme obesità, allarme meteo e così via - non trova quasi mai spazio uno che invece meriterebbe più attenzione: l'allarme analfabetismo di ritorno.
Stiamo infatti diventando un popolo incapace di leggere (non parliamo poi di scrivere: ormai non si va oltre un WhatsApp). A Tempo di Libri, la fiera conclusasi ieri a Milano, hanno illustrato gli ultimi dati Istat, relativi al 2016: la percentuale di italiani che leggono almeno un libro all'anno, cioè il minimo sindacale, è scesa al 40,5 per cento (era al 42 nel 2015). Per fare un paragone, in Norvegia è del 90 per cento. Ma in Norvegia fa freddo e stanno chiusi in casa, si dirà. In Spagna, però, dove fa più caldo che da noi, la percentuale supera il 60. Va poi detto che di questo 40,5 per cento di “lettori” italiani, solo meno della metà ha letto più di tre libri nell'arco di un anno, e solo uno su cento legge in media un libro al mese. È perché i ragazzi ormai vivono attaccati allo smartphone? No, anzi, la fascia 11-14 anni alza la media arrivando al 51,1 per cento.
È che ormai ci siamo costruiti una vita in cui la lettura - che vuol dire informarsi, sapere, nutrire l'anima - è considerata una perdita di tempo. Mentre invece, se leggessimo di più, forse ne sparirebbero anche tanti altri, di allarmi.