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SPECIALE

La finta guerra tra diesel e elettrico

di Aldo Tagliaferro -

14 marzo 2018, 16:23

C'è un equivoco: a sentire la grancassa mediatica sul Salone di Ginevra pare che l'auto elettrica (o ibrida plug-in o magari a idrogeno) sia ormai pronta a rivoluzionare le nostre vite, insieme alla guida autonoma e alla connettività esasperata. Uno che ha i piedi per terra come Sergio Marchionne, pur annunciando l'arrivo della prima Ferrari ibrida alla fine del 2019, ricorda che da anni ai Saloni si vedono per lo più modelli avveniristici e alternativi ma poi se guardiamo le vendite siamo allo zero virgola.

Aggiungiamoci gli annunci più o meno consapevoli della politica: prendiamo Virginia Raggi che annuncia lo stop ai diesel Euro6 a Roma dal 2024 quando farebbe meglio a intervenire prima sui bus dell'Atac (1500 su 2000 sono a gasolio e ben pochi di ultima generazione).

Dunque? A prima vista parrebbe che il motore a gasolio, sebbene abbia oggi emissioni inferiori ai benzina, sia da buttare mentre tutti si preparano a infilare una spina in garage. E invece no. Gli stand ospitano concept elettrici senza volante che fanno sognare, ma in realtà sul mercato vendono i modelli tradizionali, da Nissan (che pure sull'elettrico è all'avanguardia) ai brand cosiddetti premium come Bmw, Audi e Mercedes. Sono sulla rampa di lancio rispettivamente X4, A6 e Classe A. Indovinate con quali motori...

Certo, la virata verso l'elettrico è iniziata e pian piano prenderà piede per alcuni utilizzi, come il car sharing urbano. Si adegueranno le infrastrutture, diminuiranno i tempi di ricarica, aumenterà l'autonomia garantita dalle batterie. Ma ci vorrà molto tempo. In Italia circolano 35 milioni di auto e il mercato annuale è di circa 2 milioni: quanti anni servirebbero per cambiare tutto?

Ma c'è dell'altro: la corsa all'ibrido serve anche (per alcuni, anzi, soprattutto) ad abbattere le emissioni medie come richiesto dalle sempre più stringenti norme europee. Almeno sulla carta: se poi le vetture ibride rappresentano una quota marginale del venduto amen. Ben venga un mondo a zero emissioni (occhio: bisogna valutare anche il Co2 utilizzato per produrre energia) ma non demonizziamo il diesel pulito: non è ancora morto.

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