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EDITORIALE

Femminicidi: dare volto e anima ai numeri

di Anna Maria Ferrari -

15 marzo 2018, 15:37

Femminicidi: dare volto e anima ai numeri

Dare volto e anima agli elenchi di nomi è uno strazio: Arianna, 43 anni, strangolata alle spalle, Ana Maria, 30 anni, uccisa con un colpo di pistola, Wilma, 75 anni, ferita a morte con un taglierino, Patience e Maddy, 43 e 11 anni, mamma e figlia, strage a colpi di mannaia. Sono le cinque donne uccise a Parma nel 2017. L’anno scorso, in Italia, i femminicidi sono stati 140 su 355 vittime di omicidi. I numeri del dolore, ognuno si porta dentro una storia: nel 2014, 155; nel 2015, 143; nel 2016, 150. All’incirca ogni due giorni una donna viene uccisa da un uomo. Lo dice l’ultimo rapporto sul femminicidio, pubblicato dall’Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali. Nel 75% dei casi, l’assassino è il partner o l’ex. E a non essere sicure sono le mura di casa.
Non si può girare lo sguardo. Pensando ad Antonietta, 39 anni, sopravvissuta ai colpi di pistola del marito. Ha saputo che le figlie erano state uccise solo il giorno prima del loro funerale. Alessia di 7 anni e Martina di 13, colpite dal padre. Avevano paura, avevano chiesto aiuto. Palloncini all’uscita della chiesa, lei, Antonietta, inchiodata al letto d’ospedale. Neppure ha potuto salutarle, le sue bimbe.
E allora? Antonietta aveva denunciato. La metà delle donne lo fa, dice l’Eures. Dal 2013 in Italia esiste una legge contro il femminicidio che riconosce la violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani, con il conseguente inasprimento delle pene. Alle donne si chiede di non stare zitte. Lo fanno, ma i numeri parlano da soli: qual è il risultato?