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EDITORIALE

Il caso Moro e quelli che c'erano "anche" le Brigate rosse

di Michele Brambilla -

18 marzo 2018, 13:15

Il caso Moro e quelli che c'erano

L'Italia è il Paese dei misteri, e siamo d'accordo: spesso però è anche il Paese del ridicolo. In questi giorni di quarantennale del sequestro Moro girano le ricostruzioni più ardite, diciamo pure più assurde, tutte tese a dimostrare che al rapimento dello statista democristiano - e al massacro della sua scorta - al massimo hanno partecipato "anche" le Brigate Rosse. Insomma solo una collaborazione occasionale ai veri assassini: lo Stato, naturalmente, e poi la Cia, il Vaticano eccetera. Girano su giornaletti on line (ma ahimè anche su altri più rispettabili, magari con firme di ex senatori) ricostruzioni secondo cui: 1) Moro non era neppure in via Fani; 2) non ha mai saputo del massacro della scorta; 3) "prelevato" (non sequestrato) dalle Brigate Rosse, è stato poi da queste liberato e consegnato alla Dc: che, naturalmente, l'ha fatto fuori.
Ora, è vero che ci sono molte zone d'ombra nel caso Moro. Ed è giusto indagarle. Ma una certa "controinformazione" è in realtà la riproposizione della vecchia disinformazione, che tendeva ad assolvere l'estremismo di sinistra, e sostenere che la vera matrice del terrore è sempre e solo di destra o di Stato. È un gigantesco tentativo di rimozione. Gli intrallazzi di settori deviati dello Stato ci sono stati eccome: ma ci sono stati anche i brigatisti rossi, dei quali sappiamo nomi e cognomi. E che erano, appunto, rossi.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it