Sei in Archivio

IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Quei tre ragazzi sempre insieme

di Caterina Moisè -

18 marzo 2018, 15:59

Quei tre ragazzi  sempre insieme

«Lamprota! Lemu! Lombardelli! Fuori!!!». Era sempre così, quei tre, in fila sull’elenco del registro di classe. Sempre insieme, uniti, nel bene e nel male.
In fila anche nella vita. Le ragazze – che Lombardelli, il più dotato di spirito di iniziativa, vedeva più spesso di quel che capitasse agli altri due amici – non erano riuscite a dividere quella fratellanza fatta di complicità, cameratismo, solidarietà e profondo affetto.
Studiavano insieme ormai dalle elementari: amici, amicissimi, le «tre L» della classe, conosciuti in tutto il liceo, si erano giurati di proseguire uniti anche all’università.
Il problema era riuscire a mettersi d’accordo su quale facoltà scegliere: Lamprota amava i numeri, la matematica, la fisica, la chimica e tutto quello che si poteva attagliare ad uno studio che sviluppasse questa sete che aveva dentro la testa.
Lemu, invece, la sete l’aveva per la filosofia, la teologia, le grandi domande dell’uomo verso la sua evoluzione, verso Dio, un letterato che agognava risposte ma soprattutto domande. Invece Lombardelli studiava musica: oltre al liceo frequentava da esterno il conservatorio e ambiva ad approfondire lo studio della musicologia e delle tecniche musicali alle quali si applicava più che al greco. Discutevano spesso sulla scelta della facoltà, un tema che infuocava i loro animi e la loro dialettica, trovandosi alla fine sulle medesime opposte posizioni. Ma la sorte e nuovi avvenimenti decisero per loro. La guerra scoppiò d’improvviso, sibilando nelle vite di tutti, lasciando a terra le speranze di uomini e donne. Per i tre ragazzi arrivò la chiamata, ma non li lasciò insieme. Spediti verso fronti diversi affrontarono da soli la loro sorte. I primi tempi furono terribili per tutti, specie nelle solitudini e nella nostalgia. I tre ragazzi si fecero uomini, da soli. Dopo vario tempo e secondo l’evoluzione della guerra, Lemu cercò di tornare verso la sua città; ritrovò la sua famiglia, ritrovò la sua casa. Ritrovò notizie dei ragazzi.
«Sono andati insieme in montagna, sono andati a combattere contro il nemico, perché qui non ci difende nessuno, e moriamo di fame», gli sussurrò la zia di Lombardelli con le mani ad asciugare le lacrime. Di notte il ragazzo decise di prendere il suo sacco e senza salutare si diresse verso sentieri che conosceva bene. Fischiettava piano un ritornello, caro ai tre, il loro canto di battaglia, il loro marchio di riconoscimento. Dopo poche ore di cammino sentì alla schiena la canna di un fucile e una voce scura gli chiese «Vè, scemo, stai andando per funghi?». Abbracci. Risate. Manate alla schiena e sulla testa, parole grosse, e ancora risate. In fila, insieme, ancora una volta. Ritrovarsi fu felicità, ma fu felicità breve. Durante una missione di disturbo, i tre ragazzi furono presi, incarcerati, torturati, condannati. La mattina dell’esecuzione furono messi in fila contro il muro: prima Lamprota poi Lemu poi Lombardelli, in fila come sempre. Tremavano, si guardarono negli occhi. Partì la scarica di mitra. Li uccise, tutti e tre. Insieme.