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EDITORIALE

Lega e M5S quasi amici, il centrodestra rischia la fine

di Vittorio Testa -

20 marzo 2018, 17:23

Nemici ma entrambi vincitori, Di Maio il Re del Sud e Salvini il Signore del Nord sembrano aver raggiunto un’intesa strategica che potrebbe causare l’immediata rottura dell’alleanza tra la Lega e Forza Italia. La somma dei seggi del Movimento5stelle e della Lega raggiunge la maggioranza, seppure non amplissima, sia alla Camera sia al Senato: una posizione di forza dalla quale i due giovani leader, sepolti i velenosi colpi scambiati in campagna elettorale, possono imporre ritmi e scelte che segneranno la nuova legislatura. Stabilito che la presidenza della Camera tocchi al M5S, è sulla seconda partita, quella del Senato, la seconda carica dello Stato, che già potrebbe deflagrare il Centrodestra. Forza Italia, uscita malconcia dalle urne, reclama la presidenza più alta per Paolo Romani, ma incontra il “niet” di Di Maio comodamente trincerato dietro l’impossibilità “etica” di eleggere candidati macchiati da condanne giudiziarie, sia pur lievi come nel caso del capogruppo forzista. E Salvini, con un realismo politico esecrato come cinismo da Forza Italia, tace, lascia gli alleati a sbrigarsela con il leader penta stellato, con il quale il leader leghista, affrancato, grazie al successo elettorale, da qualsiasi anche minima remora a esercitare la propria primazia, non esclude addirittura un’alleanza di governo gettando nello sconforto Silvio Berlusconi, il grande sconfitto del 4 marzo insieme a Renzi, che per evitare il naufragio definitivo vedrebbe un centrodestra unito e se stesso sulla sedia di regista per un accordo con il Pd.

Cioè, questo il ragionamento di Salvini, due sconfitti che si aggrappano al vincitore limitandone il diritto di comando guadagnato nonostante la chiara opposizione di Berlusconi, prodigo di ammonimenti e critiche agli eccessi antisistema e antiEuropa del Matteo sovranista. E’ sul rapporto tra il Cavaliere e Salvini che il centrodestra gioca il suo futuro, compreso quello dei contendenti ormai ex alleati. E in questo redde rationem c’è una dose di esultanza liberatoria da parte di Salvini, memore della prima stilettata di Berlusconi contro l’ipotesi di un’alleanza Salvini-Di Maio: “Un’autentica jattura che mi convincerebbe a espatriare”. Ne seguirono giorni di apparente ritrovata concordia ma con periodici scoppi di reciproca insofferenza. Ora, ucciso il padre divenuto petulante patrigno, Salvini sembra lanciarsi in un’avventura solitaria per un patto con Di Maio basato su un governo cosiddetto di scopo: una nuova legge elettorale e poi subito a nuove elezioni, convinti entrambi di un successo definitivo. Ma Salvini da solo ha un soccombente 17,4 per cento contro il Re del Sud di doppia potenza e sirenico adulatore disposto a fare accordi - Grillo docet - con destra, centro e sinistra nonché, nel caso, ad abbandonare il Signore del Nord. Sia che raggiunga l’accordo a due sia che il suo tentativo solitario non riesca, Salvini è vicino a provocare la fine dell’attuale Centrodestra.