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Borghi, oggi il funerale a Castelnovo Monti. La figlia: "Non meritava questo"

di Monica Tiezzi -

21 marzo 2018, 10:54

L'aula dei filosofi dell'università di Parma ha accolto ieri l'ex rettore Loris Borghi - suicidatosi mercoledì scorso sotto il cavalcavia di Baganzola - per l'ultimo saluto di colleghi, studenti, pazienti, amici e familiari. La camera ardente ieri è rimasta aperta dalle 11 alle 20 e oggi sarà visitabile dalle 8 alle 13. Poi il feretro partirà per la Pieve di Castelnovo Monti, dove alle 15 si terrà il funerale.
Sulla bara di legno chiaro poggiano la toga rossa con l'ermellino e il tocco e la foto in cornice di un Borghi sorridente. Dietro, lo stendardo ricamato dell'«Archigymnasii Parmensis», la bandiera municipale di Parma con quella italiana ed europea. Pochi fiori perché i familiari, come recita un avviso, preferiscono donazioni a «Noi per loro», l'associazione che aiuta i pazienti dell'Oncologia pediatrica dell'ospedale Maggiore.
Spicca, in fondo alla bara, il cuore di fiori viola e bianchi di Blanca, la figlia di Borghi. «Mio padre? Per me ha fatto tanto, sempre attento e premuroso - dice - Mi ha insegnato a tenere la testa alta, a lavorare con impegno. Non meritava questo. Sono fiera di essere sua figlia e sono certa che il tempo ristabilirà la verità su di lui». La verità - aggiunge l'ex moglie di Borghi, Stefania Franzoni - «di un uomo retto ed onesto». Tanti i messaggi sul libro di condoglianze: «Solo un grande silenzio può confortarci», «Addio grande amico», «Con immutata stima a chi ha saputo amare i giovani», «Anche gli angeli impareranno da lui», «Mi ha insegnato la passione per la medicina».
Arrivano il sindaco Federico Pizzarotti, i direttori di Ausl e ospedale, Elena Saccenti e Massimo Fabi, il rettore Paolo Andrei. «Borghi ci ha insegnato che l'università è un'istituzione ma anche una comunità, che deve crescere in modo armonico, sempre attenta alle persone - dice Andrei - Ci lascia un esempio di grande impegno. Il dramma che si è consumato nei giorni scorsi deve farci riflettere, a livello individuale e collettivo, sul nostro essere accademia e su come proseguire al meglio nel futuro».
Parole simili a quelle di don Umberto Cocconi, cappellano dell'Università di Parma: «Borghi ha portato una grande croce. Non abbiamo saputo aiutarlo. Dalla sua scomparsa la comunità può imparare molto: sostenersi a vicenda anche quando si sbaglia, meno giudizi e più compassione».
Della più che trentennale amicizia con Borghi, Giorgio Cocconi, ex primario dell'Oncologia medica dell'ospedale Maggiore, ha un ricordo particolarmente vivido: «Ci incontrammo pochi giorni dopo la sua nomina a rettore. Mi disse: “Prega per me perché ne avrò bisogno”».
Fuori dal silenzio carico di dolore della camera ardente, il solito via vai di ragazzi e ragazze. C'è ressa davanti alla sala dei cavalieri, dove si tiene l'esame di diritto del lavoro: studenti accovacciati per le scale o appollaiati sulle panchine di legno, in mano libri e appunti. Ultimi ripassi, battute e scongiuri. Al professor Borghi sarebbe piaciuto.

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