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EDITORIALE

Facebook, privacy e democrazia: cosa rischiamo

di Marco Magnani -

22 marzo 2018, 16:45

Un’inchiesta di New York Times e Guardian ha rivelato che i dati di decine di milioni di profili Facebook sono stati illecitamente sottratti e utilizzati per fini elettorali. Forse influenzando le ultime Presidenziali Usa e il referendum su Brexit.
Il titolo dell’azienda di Mark Zuckerberg è crollato in Borsa.
Il caso pone il tema della sensibilità dei dati personali. Il cui utilizzo può influenzare i consumatori negli acquisti e gli elettori nel voto. La cui manipolazione può inficiare la libera concorrenza economica e indebolire il sistema democratico.
La questione non è nuova ma assume oggi proporzioni senza precedenti. Facebook ha 2 miliardi di profili. Google, Alibaba, Apple, Netflix, Amazon detengono quantità enormi di dati sensibili. Che elaborano rapidamente grazie a capacità computazionali straordinarie. Dall’analisi sistematica di acquisti online, siti frequentati e articoli letti, film visti e fotografie postate, mi piace e non mi piace cliccati sui social network, emergono preferenze di consumo, condizioni sociali, tendenze politiche. Addirittura si prevedono scelte e comportamenti futuri.
I big data sono considerati il petrolio dell’economia digitale. Ma la capacità d’influenza e le posizioni dominanti che consentono di ottenere sono tali da suscitare qualche preoccupazione.

www.magnanimarco.com
twitter @marcomagnan1