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Ue richiama l'ambasciatore a Mosca per consultazioni

23 marzo 2018, 12:50

BRUXELLES - Il vertice Ue ha deciso di richiamare per consultazioni l'ambasciatore dell'Unione in Russia. Lo si è appreso da fonti europee. Secondo le indicazioni raccolte l'ambasciatore dovrebbe restare lontano da Mosca per quattro settimane ma non si sa ancora a partire da quando.   L'attacco di Salisbury è parte del "disegno dell'aggressione russa verso l'Europa ed i suoi vicini più prossimi", ha detto a Bruxelles Theresa May, mettendo in guardia i 27 leader dell'Unione e ha avvertito: il caso Skripal non è che la punta dell'iceberg, la Mosca di Vladimir Putin è una minaccia per tutta l'Ue per gli anni a venire. La sollecitazione è forte. La premier punta a convincere gli Stati membri a sposare la linea dura del governo britannico, secondo cui la Russia è la responsabile del primo attacco con armi chimiche sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale. A spalleggiarla sono il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, con cui l'inquilina di Downing street ha avuto un incontro a tre, a margine del vertice. Pronti a seguire sono anche i leader di Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Svezia e Finlandia. Anche con loro May ha avuto un meeting ristretto prima della cena a porte chiuse del summit, quando i capi di stato e di governo, lontani da orecchie indiscrete, parlano con maggiore franchezza. La presidente lituana Dalia Grybauskaite si è detta propensa ad espellere i diplomatici di Mosca, ricalcando le orme del Regno Unito, che ne ha già cacciati 23, e altri Paesi sarebbero pronti a fare altrettanto (anche la Polonia ha paventato sanzioni). Lei, come del resto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, non se l'è sentita di congratularsi con Putin per il suo quarto mandato, e come molti altri spinge per la fermezza verso il Cremlino. Ma Italia e Grecia esprimono posizioni più caute. E data la necessità di un accordo unanime, il risultato della partita non è scontato. Tanto più che oggi è stato dimesso dall'ospedale il detective britannico Nick Bailey, intervenuto fra i primi per soccorrere il 4 marzo a Salisbury l'ex spia doppiogiochista russa Serghei Skripal e sua figlia Yulia, intossicati con un agente nervino: le sue condizioni sono state a lungo definite "serie" dai medici, fino al graduale miglioramento. Una guarigione in tempi relativamente rapidi, che potrebbe innescare nuovi botta e risposta sull'identificazione della sostanza, che i britannici sostengono di aver individuato come tossine del tipo dei micidiali agenti novichok sviluppati nell'ex Urss, puntando il dito contro Mosca, fra le contestazioni dei russi. "Penso si debba esprimere solidarietà alla Gran Bretagna, ma allo stesso tempo bisogna indagare. Occorre essere molto responsabili sulla questione", raccomanda il premier greco Alexis Tsipras. Paolo Gentiloni non si pronuncia sul tema, ma sono fonti europee a raccontare del pressing di Roma, nei giorni scorsi, per un testo più sfumato, sulla falsariga della dichiarazione dei ministri degli Esteri in cui si dice che la responsabilità di Mosca è "altamente probabile", lasciando la porta aperta ad altre eventualità. Cipro sembra invece più disponibile a negoziare, in cambio di conclusioni che condannino con maggiore durezza la Turchia per gli incidenti nel Mediterraneo orientale, come quello avvenuto con Saipem 12000, la nave noleggiata dall'Eni costretta a rinunciare alle attività dopo essere stata bloccata dalla marina militare turca, per due settimane, a circa 50 km dall'area designata per le sue perforazioni, su licenza di Nicosia.

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