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EDITORIALE

«Gridate!». Se è il Papa che scuote i giovani

di Filiberto Molossi -

28 marzo 2018, 16:05

«Gridate!». Se è il Papa che scuote i giovani

Mezzo secolo fa, il '68 invase anche le strade di Parma: migliaia di giovani occuparono l'Università. Era la generazione che «voleva tutto»: ottennero, perlomeno, un po' di attenzione. E' curioso, per non dire emblematico, che 50 anni dopo a sferzare, a scuotere, i giovani, invitandoli a non rinunciare ai propri sogni, a lottare, a non smettere di farsi delle domande che fuggano da risposte che altri hanno già scritto per loro, sia un uomo di 82 anni, con un lavoro impegnativo e un titolare esigente: Jorge Mario Bergoglio, per tutti Papa Francesco. Glielo ha dovuto dire lui ai ragazzi, e non i guru del Web che hanno pochi anni più di loro, né tantomeno i politici o gli idoli che valgono milioni, di followers e di euro; glielo ha detto quell'uomo anziano, con la voce un po' stanca: «Gridate», «gridate». Ha ragione Francesco, lo capisce anche un laico: «Sta a voi non restare zitti se gli altri tacciono». I giovani non possono delegare le proprie speranze di cambiamento ai social o farsi rappresentare nella lotta per l'affermazione del diritto alla felicità da altri che non siano loro stessi. «Ci sono molti modi - ha spiegato il Papa - per anestetizzare i giovani, per fare in modo che i loro sogni perdano quota e diventino fantasticherie. Se gli altri tacciono, se gli anziani - tante volte corrotti - stanno zitti, voi griderete?». E' l'unica domanda che conta, l'unica davvero possibile: voi griderete?