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Femminicidio

Gli «orfani speciali» raccontati dalla psicologa Baldry

L'autrice: «Un libro che squarcia il velo su un mondo finora ignorato»

di Cristina Pelagatti -

28 marzo 2018, 12:28

C’è chi ha assistito per anni a violenze in famiglia prima di vedere con i propri occhi il padre ammazzare la mamma, chi ha avuto il compito di chiamare i soccorsi, chi, troppo piccolo per fare qualsiasi cosa, ha passato giorni a fianco del corpo della madre morta: sono i protagonisti del libro «Orfani speciali. Chi sono, dove sono, con chi sono. Conseguenze psico-sociali su figlie e figli del femminicidio» scritto da Anna Costanza Baldry, presentato all’Isrec durante un incontro organizzato dal Centro Antiviolenza di Parma col patrocinio del Comune e dell’Asp di Fidenza. «E’ un libro - spiega l'autrice - che squarcia il velo su un mondo finora ignorato: quello degli orfani di madre, uccisa dal padre. La legge 4 dell’11-1-2018 ha cercato di tamponare una situazione che aveva impatto enorme su questi ragazzi. Tra le altre cose prima non c’era la decadenza automatica del padre nella patria potestà e il padre omicida poteva concorrere all’eredità della madre». La Baldry, professoressa di psicologia all’Università della Campania, con alle spalle 25 anni di lavoro sul tema della violenza sulle donne, ha spiegato la genesi del libro sugli orfani speciali, nato dal suo progetto: «Questi orfani esistevano ma erano senza voce. Abbiamo fatto un lungo lavoro per risalire agli orfani di femminicidio, con la collaborazione della rete Dire dei centri antiviolenza sui territori. Dal 2000 e 2014 sono risultati 1600 orfani di femminicidi, dei quali il 60% affidati ai parenti materni, ma si tratta di una stima. Il trauma che si trovano a gestire, minori e non, è irreversibile e non si conclude con il fatto. Non è pensabile agire solo nell’emergenza. C’è da valutare l’impatto del trauma del punto di vista psicologico e psicosomatico, fisico, sociale relazionale e scolastico. Il problema è che dopo il trauma sono lasciati soli».

All’incontro anche Lucia Russo, coordinatrice dell’area di specializzazione in tema di «violenza di genere» alla Procura di Parma e consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio che ha illustrato il lavoro della commissione in cui «è stata prodotta una relazione di circa 400 pagine, dopo un lungo lavoro, abbiamo mappato il fenomeno, le statistiche giudiziarie sono parziali rispetto al fenomeno sociale. Solo il 12% dei casi di violenza contro le donne arriva all’attenzione giudiziaria».