Sei in Archivio

phi phi leh

Troppi turisti, chiude la spiaggia di "The Beach" in Thailandia

di Alessandro Ursic -

28 marzo 2018, 19:15

Nel film «The Beach» Di Caprio ci nuotava da solo, ma la realtà è che quell'angolo di paradiso è invaso oggi da migliaia di turisti al giorno. Sotto tale pressione la spiaggia di Maya Bay, sull'isola thailandese di Phi Phi Leh, non ce la fa più (come  mostra l'immagine di Phuket Gazette): le autorità thailandesi hanno deciso quindi di chiuderla da giugno a ottobre, nella speranza che l'ecosistema si rigeneri almeno parzialmente dopo i disastri causati dall’eccessivo sfruttamento turistico.
La decisione, ufficializzata oggi dal dipartimento governativo con competenza per i parchi nazionali, era nell’aria da mesi, tra dichiarazioni e smentite di diversi funzionari.

Non è chiaro se la chiusura - in un periodo che in Thailandia è comunque considerato di bassa stagione, a causa delle piogge monsoniche - riguarderà solo l’accesso delle barche veloci per i turisti che prenotano apposite escursioni o renderà la spiaggia off-limits anche per chi arriva a piedi da un altro punto dell’isola.
L’esigenza di preservare la spiaggia di «The Beach» era palese da anni. Semidistrutta dallo tsunami del 2004, l’intera Phi Phi Don - l’isola più grande dell’omonimo arcipelago - è stata protagonista di uno sviluppo edilizio frenetico, che le ha tolto gran parte del suo fascino. Negli ultimi cinque anni a questo si è aggiunto un ulteriore boom delle escursioni di gruppo di turisti in arrivo da Phuket, tutti con il sogno di dire di aver visto la «spiaggia di Di Caprio».

Si calcola che in alta stagione Maya Bay sia meta di oltre 300 speedboat al giorno, che scaricano sulla battigia più di 5mila turisti. Foto della spiaggia zeppa di gruppi di turisti cinesi intenti a scattarsi selfie con lo sfondo di quei picchi calcarei sono diventate virali negli ultimi anni in Thailandia. Le guide richiamano i turisti sorpresi a staccare o a calpestare coralli, ma vigilare su tale folla è un’impresa impossibile.
Non è la prima decisione del genere presa dalle autorità di Bangkok di recente. Nel 2016, la piccola isola Koh Tachai fu chiusa a tempo indeterminato per consentire la riabilitazione dell’ecosistema. Altre tre piccole isole sono state proibite in seguito, e ogni anno i paradisi marini inseriti nei parchi nazionali vengono chiusi da giugno a ottobre per dare un pò di respiro alla natura.

Per gli interessi in gioco, vietare Maya Bay ai turisti è però un passo ben più significativo e controverso. E’ anche il sintomo più evidente di un dilemma con cui la Thailandia dovrà fare i conti a lungo, ossia come combinare il turismo di massa con la preservazione della natura. Il turismo contribuisce infatti al 18 per cento del Pil, e le autorità puntano costantemente a far crescere il numero degli arrivi annui, passati da 12 a 35 milioni in un decennio; nello stesso periodo, i turisti cinesi sono cresciuto da uno a 10 milioni all’anno. Si calcola che l’80 per cento della barriera corallina nazionale sia stata compromessa. Chiudere le mete turistiche per pochi mesi all’anno potrebbe quindi non bastare: serviranno soluzioni coordinate e soprattutto una volontà politica forte per dare all’ambiente il riposo necessario.