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EDITORIALE

L'illusione dell'amicizia nella società della solitudine

di Francesco Bandini -

30 marzo 2018, 17:33

L'illusione dell'amicizia nella società della solitudine

L'ondata di emozione che ha colpito l'Italia per la morte di Fabrizio Frizzi va al di là del cordoglio per la scomparsa di un così noto volto della televisione. La cifra che ha caratterizzato la sua vita – professionale e privata – è stata la semplicità, la familiarità, la capacità di porsi sull'insidioso palcoscenico della tv generalista intrattenendo con pacatezza, eleganza e senza protagonismi. Fra i commenti della gente comune ai funerali in diretta tv si sono sentite espressioni del tipo «era come uno di famiglia», «era come un amico». Un'anziana che aveva da poco perso il marito ha detto: «Mi faceva compagnia, è stato come subire un altro lutto».

Perché tanto affetto per un personaggio che, in fondo, era pur sempre un volto lontano che solo la finzione della tv faceva apparire vicino?

Forse perché nella società di oggi le amicizie sono sempre più difficili da coltivare, le reti delle relazioni si sfilacciano o nemmeno si allacciano, il ricorso al virtuale surroga sempre più la realtà dei rapporti umani, gli anziani trovano spesso nella tv la consolazione a una solitudine che invade l'esistenza. E allora quando sul piccolo schermo si vede uno nella media, che in più ha l'umiltà che manca a tanti altri, lo si vive come uno di noi, come un amico. Ma è pur sempre solo l'illusione di un'amicizia, un ripiego rispetto ai rapporti reali: quelli a cui tante volte si rinuncia, impauriti da una società complessa che facilmente finisce per escludere anziché includere.

fbandini@gazzettadiparma.net