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EDITORIALE

Ecco perché non ci basta che Gesù stia «un po' meglio»

di Michele Brambilla -

01 aprile 2018, 14:17

Ecco perché non ci basta che Gesù stia «un po' meglio»

Intorno alla metà degli anni Settanta, in piena sbornia sessantottina, in un importante seminario del Nord Italia un teologo monsignore tenne ai sacerdoti una lezione sulla Pasqua, infarcendola di sofismi e di distinguo sulla Resurrezione come evento reale oppure come evento simbolico, più «comprensibile dalla ragione» secondo lo spirito dei tempi. A un certo punto un prete si alzò, chiese la parola e disse: «Professore abbiamo capito, Cristo non è risorto. Possiamo almeno dire che sta un po’ meglio?».
L’episodio mi è tornato in mente leggendo la bizzarra “intervista”, pubblicata nei giorni scorsi, nella quale Eugenio Scalfari fa dire a Papa Francesco che «l’inferno non esiste»; così come quattro anni fa gli aveva fatto dire che «non esistono il bene e il male, è la nostra coscienza a decidere cosa è bene e cosa è male». Ovviamente il Papa ha smentito di aver rilasciato interviste (erano solo colloqui privati) e soprattutto quegli assurdi virgolettati. Ci sarebbe da ironizzare, su certi “aggiornamenti” del cristianesimo. Eppure, nel fatto che Scalfari sia andato (per ben cinque volte!) a parlare con il Papa, vedo qualcosa di molto importante e molto vero: e cioè che anche un uomo che per tutta la vita ha predicato l’ateismo si sente costretto, giunto a 94 anni, a riconoscere un Mistero con il quale fare i conti. E, in fondo, ad ammettere che abbiamo tutti bisogno di una Pasqua di Resurrezione.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it