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POLITICA

Alimadhi: "Un governo M5S-Lega salverebbe dal populismo estremo"

02 aprile 2018, 20:15

L'avvocato parmigiano di origini albanesi Gentian Alimadhi, già candidato alle primarie del centrosinistra e poi al consiglio comunale, ha recentemente rilasciato un'intervista all'emittente televisiva albanese «Report tv», in cui ha parlato dello scenario politico italiano all'indomani del voto del 4 marzo, ma anche dell'attuale situazione nel proprio Paese d'origine. Ecco una sintesi del suo intervento.

E' un momento difficile, anche se la politica italiana era preparata a questo esito. Tuttavia gli esiti, sia di carattere politico che programmatico, devono essere accettati non soltanto dall’opinione pubblica italiana, ma anche da quella europea. Il compito di prefigurare una soluzione di governo spetta a chi ha vinto le elezioni. È vero, esiste una pressione di parte dell’opinione pubblica per l’apertura di un dialogo fra Pd e M5S. Ma ritengo che per il momento programmi e sentimenti dei rispettivi elettorati siano troppo lontani per tradursi in un qualsivoglia tipo di alleanza. Una possibilità di dare un governo al Paese la vedo nelle affinità evidenti fra Lega e M5S, nell’avere numerosi punti programmatici in comune e, soprattutto, nel condividere un atteggiamento genericamente «antisistema», a partire dall’euroscetticismo che accomuna in larga parte i due elettorati. Sono però convinto che un tale tipo di incontro non possa che portare guai al Paese, con l’unico positivo risultato di spazzare via una volta per sempre il virus del populismo in espansione, destinato a un inevitabile insuccesso. Confido tuttavia in una sinistra riformista italiana ed europea che sappia riprendersi, a partire dalla rinnovata fiducia nell’Europa e dalla partecipazione al programma di rilancio proposto da Francia e Germania. Renzi ha messo in fila molti errori. Forse ambiva ad essere, anticipandolo, il Macron d'Italia. Ma l’Italia non è la Francia e qui più che altrove sono forti le resistenze al cambiamento. Si è visto con l’esito del referendum costituzionale, che tuttavia a Parma (dove anch'io mi sono impegnato) il «sì» ha vinto, con buona pace dei conservatorismi di destra e anche di sinistra. «Sì» al referendum perché l’Italia sembra una macchina inceppata. Qualsiasi tipo di azione, ancorché ottenibile attraverso una riforma imperfetta, avrebbe portato a un cambiamento positivo e a un miglioramento del sistema. Anche la collegata legge elettorale, pur migliorabile in alcuni aspetti, avrebbe portato beneficio al paese garantendo governi stabili, cosa che molti degli oppositori di allora – che oggi ne avrebbero beneficiato – non riuscirono a comprendere».
Parlando dell'Albania, la situazione politica ed economica non è buona, come è emerso anche nel convegno promosso a Parma dalla associazione Scanderbeg. L’economia stenta a decollare e gli scivolamenti verso soluzioni autoritarie sono sempre in agguato. Tuttavia confido nel buon esito del percorso di avvicinamento dell’Albania alle istituzioni comunitarie. Non vedo negli esiti elettorali italiani un impedimento: l’Albania ha avuto forse il periodo più florido nei rapporti bilaterali con l’Italia e con la comunità europea proprio sotto i governi Berlusconi.
A Parma, che è città a misura d’uomo, ho la mia casa e nel tratto di strada che ogni mattina mi porta al lavoro incontro tante persone che mi conoscono. Se dovessi tornare in Albania, anche nei luoghi dove sono cresciuto, non riconoscerei nessuno e niente. Chissà, magari quando giungerà la vecchiaia, ripenserò alla terra che ho abbandonato all’età di 20 anni e dove ho ricordi bellissimi. In Italia si vive bene, chi ha voglia di lavorare lavora e vive sereno. È quindi bello poterci mettere le radici.
Gentian Alimadhi