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FIDENZA

Fosca Calloni: «Noi donne, ancora emarginate»

di Valentina Cristiani -

02 aprile 2018, 16:41

La fidentina Fosca Calloni, classe ‘83, ex capitano del Parma femminile e attualmente difensore centrale del Mantova in serie C, ha le idee chiare sul calcio femminile.
«Vorrei avere vent’anni adesso per vivere i piccoli progressi che il calcio femminile sta facendo in questo periodo».
Secondo Fosca «il modo migliore per svilupparlo ulteriormente sarebbe quello di farlo conoscere ancora di più entrando nelle scuole».
E poi la questione professionismo. «Noi calciatrici dobbiamo far conciliare allenamenti duri e frequenti, soprattutto a certi livelli. Con il lavoro non sempre è possibile. Bisognerebbe modificare le direttive Coni per permettere anche al calcio femminile di diventare professionistico al fine di garantire alle giocatrici i loro diritti. In Italia purtroppo le calciatrici sono ancora considerate dilettanti e i rimborsi spese spesso non sono adeguati. Società come la Juve sono un esempio e un inizio di cambiamento ma in generale ci vogliono strutture più adeguate, più cura per i settori giovanili e meno chiusura mentale, dato che in Italia il calcio viene ancora visto come sport da maschi».
Fosca, che da sempre si ispira nel modo di giocare a Fabio Cannavaro, ha iniziato la carriera nel Fidenza a 13 anni.
«In realtà praticavo judo da qualche anno, ma prima di ogni allenamento giocavo con i maschietti nel campetto della palestra. Appena ho saputo che sarebbe nata una squadra femminile non ho resistito».
L'inizio non è stato positivo. «Per un anno non ho giocato. perché avevo meno di 14 anni. Dopo qualche anno a Fidenza tra serie C e B ho giocato nella Reggiana in serie A e in serie A2, quindi al Montale in B e in A2. Poi ho giocato per cinque anni nell'Aresso. Due anni fa mi sono riavvicinata a casa affascinata dal progetto del Parma ed entusiasta di indossare la maglia della mia città. Credo sia il sogno di ogni giocatore. Alla fine della scorsa stagione, però, ho subito la rottura dei legamenti e dopo l’estate ho deciso di rimettermi in gioco a Mantova, in un campionato di serie C lombardo che non avevo mai disputato». Un campionato che, anche se è di una categoria inferiore, è difficile ma al contempo stimolante, come lo definisce lei stessa. «Abbiamo un organico molto forte e daremo del filo da torcere alle prime».
I momenti più belli che Fosca ha vissuto in questi anni di carriera sono legati ai campionati vinti con il Fidenza, con la Reggiana, con il Montale e con l’Arezzo. «Solo chi le prova può capire che emozioni regali una promozione dopo mesi di sacrificio. Non bisogna mai accontentarsi, le emozioni sono tutto».
Per lei il calcio è sempre stato una priorità: per questo sogna ancora in grande. «Continuo ad essere spinta da una passione infinita, anche se sono ormai “vecchietta” e di soddisfazioni me ne sono tolte. Però mi piacerebbe poter giocare ancora in un campionato nazionale prima di smettere».