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EDITORIALE

Di Maio sceglie la Lega. Ma la strada è impervia

di Domenico Cacopardo -

07 aprile 2018, 15:08

La sensazione che il primo giro di consultazioni sia finito in nulla è sbagliata: Di Maio non solo ha schierato il suo partito sulla linea atlantica ed europea, ma ha anche teorizzato due opzioni e un metodo, collocando se stesso al centro degli schieramenti. Ha, infatti, annunciato l’equivalenza delle alleanze possibili (Lega e Pd) e ha stabilito lo strumento per realizzare un’intesa: non un programma, ma un contratto (di governo) alla tedesca. Ovviamente, lui stesso e il suo partito sarebbero il fulcro governativo.
Gli osservatori considerano la politica dei due forni (Lega e Pd) di Di Maio un espediente «interno», visto che i suoi più recenti passi smentiscono il decennio di politica grillina e che sarà dura far digerire le evoluzioni governative a una base antisistema.
Tuttavia, quanto è accaduto nella formazione degli uffici di presidenza di Camera e Senato, mostra che, in realtà, una scelta è stata fatta: si chiama Lega. Mancano particolari non marginali per renderla operativa: il destino di Forza Italia (nelle mani di Salvini), la struttura della compagine ministeriale (chi a Palazzo Chigi e chi nei ministeri) e la gestione della situazione della finanza pubblica alla luce degli impegni già presi e dell’allargarsi del deficit, ultimamente accertato.
La strada è impervia. Il risultato incerto.
www.cacopardo.it