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EDITORIALE

Veti incrociati e sospetti Governo impossibile

di Vittorio Testa -

09 aprile 2018, 16:45

Veti incrociati e sospetti Governo impossibile

Alla vigilia del nuovo giro di consultazioni, diminuiscono le probabilità di arrivare a un accordo di maggioranza tale da convincere il Presidente Mattarella a conferire l’incarico per formare il nuovo governo. Quello che sembrava l’inizio di un’intesa tra Di Maio e Salvini è stato bloccato da un Berlusconi perentorio nel pretendere dal leader della Lega il ritorno alla collegialità e nell’escludere la possibilità di intese con il segretario del M5S: il quale Di Maio da condottiero dell’esercito dei ‘’vaffa’’ contro il Pd per primo oggetto di quotidiani insulti («miserabili», «pagati da Mafia capitale», «criminali politici») interrottosi il “tete a tete” con il Salvini costretto alla retromarcia dal Cavaliere, è tutto un giulebbe di dolci inviti proprio ai Democratici fino a ieri imputati d’ogni nefandezza, riconoscendo addirittura che «alcuni ministri hanno lavorato bene». Sicché ora l’apertura di Salvini a Di Maio è preclusa dal Cavaliere, pena la fine del Centrodestra: “niet” speculare a quello di Salvini contro l’eventuale alleanza tra Berlusconi e Pd.
A sua volta il Pd sembra deciso a lasciar cadere le ‘’avances’’ flautate da Di Maio: e comunque non ha ancora elaborato una chiara strategia. Ieri la firma di una nota da parte dei tre leader del Centrodestra riuniti ad Arcore, nella quale si rivendica il diritto di primazia in quanto coalizione votata dal 37 per cento degli italiani.

Di Maio, tanto per cambiare, prontamente replica di aver ottenuto - «da solo anziché in tre…» - il 32 per cento. E si riconferma che per le prossime consultazioni saliranno insieme al Colle i tre leader, anziché come la volta scorsa il solo Salvini. Decisione che starebbe a dimostrare la ritrovata piena armonia, in realtà frutto di reciproci sospetti, tali da esigere il vigilare di persona sulle le reciproche mosse. E’ una pacificazione che non dimentica la lunga polemica tra Salvini e Berlusconi alleati punzecchiantisi già in campagna elettorale e non canccella l’inestinguibile timore da parte del Cavaliere di una non superficiale sintonìa, anche generazionale, tra i due giovani arrembanti populisti allora, giusto prima di annacquarlo a tranquillizzanti fini post-elettorali, stracarichi di un antieuropeismo virulento: con Salvini giubilante a braccetto con la Le Pen, prodigo di interventi pesantemente critici contro i vertici di Bruxelles, quando non apertamente irrispettosi e irridenti come quel «buon grappino, presidente Junker» indirizzato nell’aula parlamentare al capo della Commissione. E’ un Centrodestra che fin qui non ha dato prova di grande compattezza, anzi: anche ieri il leader del Carroccio (ex) ha voluto ribadire che l’unica strada percorribile per un’alleanza resta quella che porterebbe a un’eventuale intesa con il M5S. Quaranta giorni dopo le elezioni, dunque Sergio Mattarella si ritroverà per le mani un “rebus” ancora irrisolvibile. Concederà altro tempo o farà balenare lo spettro delle elezioni anticipate?
vittorio.testa@comesermail.it