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EDITORIALE

Il dolore di Giada e le nostre fragilità

di Anna Maria Ferrari -

11 aprile 2018, 15:01

Lettera a Giada, che sorride con il vestito lungo delle grandi occasioni prima di buttarsi giù dal tetto dell'università. Giada, 26 anni e l'ambizione di laurearsi in Scienze naturali, tanti esami dati ma non tutti, la tesi pronta, già rilegata, e la messinscena del giorno della laurea, con i genitori orgogliosi, il fidanzato e gli amici arrivati a Napoli dal Molise per festeggiare il gran giorno. Giada e la vergogna di essere scoperta, il bisogno di rendere orgogliosi i genitori, il dolore insopportabile di deludere tutti. Non c'è stato il giorno della felicità, il traguardo dei sacrifici. Giada ha risposto alla telefonata del fidanzato che le chiedeva dove fosse l'aula della tesi, con il mazzo di fiori in mano: poi si è gettata nel vuoto.
Scrivo a Giada e a tutti i nostri ragazzi, così fragili, pressati da richieste sempre crescenti, fare tutto in fretta, bruciare le tappe, il mondo del lavoro non aspetta chi è in ritardo, si corre per l'eccellenza. E com'è difficile accettare la sconfitta, riconoscerla e confessarla, quando il mondo attorno si aspetta il massimo e tu ogni tanto inciampi, perché sei una persona normale. L'identità si frantuma, il limite è inaccettabile: eppure la vita è limite, sempre. Scrivo a Giada e a noi genitori: perché li amiamo così come sono, i nostri figli. Per ricordarci di dire loro che la vita è fatta di errori, che proprio lì si impara e ci si può rialzare. Ma dobbiamo prima di tutto ripeterlo a noi stessi.