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Siria, Trump attacca insieme a Londra e Parigi. Forze aeree russe in stato di combattimento

14 aprile 2018, 10:52

La premier britannica Theresa May ha assicurato, nel corso di un colloquio telefonico con il premier Paolo Gentiloni, che l’attacco in Siria aveva l’obiettivo di ridurre la capacità delle armi chimiche e non di influire sulla crisi siriana. Entrambi hanno sottolineato - spiegano fonti di Palazzo Chigi - il carattere limitato della azione militare intrapresa, il no ad una escalation e il comune impegno contro l'utilizzo delle armi chimiche. Gentiloni ha ribadito come i raid di questa notte sono state una risposta «motivata all’uso di armi chimiche», assicurando che le azioni non sono partite dal territorio italiano. Il premier riferirà sulla situazione in Siria martedì 17 aprile in Senato dopo i contatti con il presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati.
La Russia ha chiesto e ottenuto una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per discutere l’attacco della coalizione occidentale in Siria, che si terrà alle 17 ora italiana. Per il presidente russo Vladimir Putin l’attacco occidentale in Siria senza un mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu è una violazione del diritto internazionale.
Gli ambasciatori del Consiglio nord Atlantico si riuniranno, nel pomeriggio, nel quartier generale della Nato, a Bruxelles per «un aggiornamento di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, sugli ultimi sviluppi in Siria». «L'Ue era stata informata dei bombardamenti aerei mirati di Usa, Francia e Gran Bretagna sugli impianti di armi chimiche in Siria, ha detto l’Alto rappresentante Federica Mogherini a nome dell’Ue.

Video: il centro di ricerca di Damasco distrutto


Intanto la Russia - che conferma d’essere stata avvertita dagli Stati Uniti prima dell’attacco in Siria - sostiene che i raid di Usa, Gran Bretagna e Francia hanno preso di mira quattro aerodromi delle forze armate siriane, ma che tutti i missili lanciati sono stati abbattuti. Secondo il generale russo Serghiei Rudskoi, missili sarebbero stati lanciati contro le basi aeree siriane di Dyuwali, Al-Dumayr, Blei e Shayrat. I jet militari russi «stanno pattugliando lo spazio aereo» siriano, ha spiegato il generale.
Di delusione, secondo la Bbc, le prime reazioni di alcune delle maggiori milizie ribelli siriani anti-Assad ai raid occidentali. Mohammad Alloush, di Jaish al-Islam, fazione islamico-radicale ma sostenuta dagli Usa i cui miliziani sono stati gli ultimi ad abbandonare Duma dopo la sconfitta nella Ghuta, parla di «attacco insignificante».
Il presidente siriano Bashar al Assad, citato dai media internazionali, ha detto che gli attacchi della notte scorsa aumentano la determinazione a continuare «a distruggere il terrorismo in ogni angolo della Siria». La Cina si è detta «fermamente contraria all’uso della forza nelle relazioni internazionali» e con la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunuing chiede di risolvere le questioni attraverso il dialogo e sollecita l’avvio di una «indagine imparziale» per fare chiarezza sul presunto attacco chimico su Douma. Mentre la guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha definito Trump, Macron e May «criminali» dopo l’attacco in Siria.
Il leader M5s Luigi Di Maio ha chiesto che l’Italia rimanga «al fianco dei nostri alleati» convinto che «l'Ue debba avere la forza di farsi vedere compatta e unita, anche nell’invitare le Nazioni Unite a compiere ispezioni sul terreno in Siria affinchè si accertino le responsabilità sull'uso di armi chimiche da parte di Assad». Si è detto inoltre «preoccupato di una escalation» del conflitto. I capigruppo M5s di Camera e Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli chiedono «una convocazione urgente già nelle prossime ore se non delle Assemblee, almeno delle Commissioni speciali, anche in sede congiunta» perchè il premier Gentiloni riferisca della situazione.

La cronaca della nottata

Donald Trump ha sciolto le riserve e, a una settimana dall’attacco chimico alla città siriana di Duma, ha ordinato la rappresaglia in stretto coordinamento con Londra e Parigi. Lo ha fatto in diretta tv in un drammatico discorso alla nazione, in cui ha insistito sulla necessità di agire contro i crimini e la barbarie perpetrati dal regime di Bashar al Assad, definito «un mostro» che massacra il proprio popolo. E, come raccontano alcuni testimoni, i primi missili Tomahawk cadevano su Damasco e Homs proprio mentre il presidente americano stava ancora parlando, intorno alle 22 ora di Washington, le tre del mattino in Italia.
Per ora si è trattato di una 'one night operation', un’operazione unica durata poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati colpiti principalmente tre obiettivi, come ha spiegato il Pentagono: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest della città di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo. I missili sono partiti sia da alcuni bombardieri sia da almeno una delle navi militari americane posizionate nelle acque del Mar Rosso.
«Questo è un chiaro messaggio per Assad», ha spiegato il segretario americano alla Difesa, l’ex generale James Mattis, assicurando come al momento non si registrino perdite tra le forze Usa e come sia stato compiuto ogni sforzo per evitare vittime civili. Del resto, ha sottolineato ancora il numero uno del Pentagono, si è trattato di un attacco mirato che ha avuto come obiettivo solo siti legati alla produzioni o allo stoccaggio di armi chimiche. «Lo scorso anno il regime di Assad non ha compreso bene il messaggio», ha aggiunto quindi Mattis, riferendosi al precedente attacco militare Usa in Siria dell’aprile 2017: «Così questa volta abbiamo colpito in maniera più dura insieme ai nostri alleati. E se Assad e i suoi generali assassini dovessero perpetrare un altro attacco con armi chimiche, dovranno rispondere ancora di più alle loro responsabilità».
La prima risposta di Mosca, stretta alleata di Damasco, è arrivata dopo l’annuncio della fine della prima ondata di raid e di bombardamenti: «Le azioni degli Usa e dei loro alleati non resteranno senza conseguenze», ha detto l’ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov. L’impressione di molti osservatori però è che gli obiettivi da colpire siano stati condivisi con Mosca, non fosse altro che per evitare incidenti e non colpire personale o postazioni russe in Siria. Intanto la prima reazione di Damasco è tesa a sminuire i risultati dell’operazione degli Usa e dei suoi alleati: se i raid sono finiti qui, hanno affermato fonti del governo di Damasco, i danni sono limitati.

«I sistemi di difesa aerea siriani sono entrati in funzione: una parte considerevole dei missili da crociera e dei missili aria-terra lanciati sono stati abbattuti mentre si avvicinavano agli obiettivi», ha detto il ministero della Difesa. Gli attacchi sono stati effettuati da due navi della Marina degli Stati Uniti dal Mar Rosso, un gruppo aereo tattico sul Mediterraneo e bombardieri strategici statunitensi B-1B nell’area di Al-Tanf, ha aggiunto il ministero.

Le forze aeree difensive russe sono state messe in stato di combattimento. Lo fa sapere lo Stato Maggiore russo, citato da Interfax, dopo l’attacco occidentale di stanotte in Siria.

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