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EDITORIALE

Si va avanti fra veti e capricci, altro che bene comune

di Michele Brambilla -

15 aprile 2018, 14:47

Si va avanti fra veti e capricci, altro che bene comune

Il Medioriente brucia, il nostro debito pubblico fa paura, l'Europa ci chiede interventi urgenti, gli italiani rischiano un aumento dell'Iva, eppure non si riesce – a un mese e mezzo dalle elezioni – a mettere in piedi un governo. Avevamo sperato, subito dopo la chiusura delle urne, che fra le forze politiche – nessuna delle quali può governare da sola – il senso del bene comune portasse a un'assunzione di responsabilità; e, di conseguenza, al raggiungimento di intese: come è successo in Spagna e in Germania. Avevamo aggiunto che per arrivare a un accordo ciascuno avrebbe dovuto saper «rinunciare» a qualcosa. Insomma, speravamo.
Invece, solo per fare un esempio, un ragazzo di 31 anni leader di un partito che ha preso il 32 per cento dei voti pone come premessa a ogni trattativa almeno due cose: 1) che il premier debba essere lui; 2) di non incontrare nemmeno il leader di un partito che ha preso il 14 per cento e che fa parte della coalizione che è uscita prima dalle urne. Coalizione di cui il ragazzo di 31 anni riconosce solo una parte: Lega sì, Forza Italia no. Insomma non si sa rinunciare neppure alle ambizioni e alle antipatie personali. Qualcuno aveva detto, all'indomani del voto, che era nata la Terza Repubblica. Invece siamo al proporzionale della Prima, ma senza i partiti (e gli uomini) di allora: i quali, per il bene comune, sapevano fare rinunce. E soprattutto volavano più alto.


michele.brambilla@gazzettadiparma.net