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EDITORIALE

Da Molière a Google, l'ipocondria oggi è in rete

di Patrizia Ginepri -

16 aprile 2018, 17:18

Quante volte capita di chiedere al nostro oracolo preferito, l'onnisciente Google, il significato di una parola. Ebbene, nel 2017 il termine più cliccato è stato «ipocondriaco».
Non è un caso. Ne parlava già Molière nel '600, ma la cybercondria va ben oltre. Prima esistevano le enciclopedie mediche, il malato immaginario old-age consultava i voluminosi tomi della collezione di famiglia. Oggi la ricerca in rete si perde nell'eccesso di informazioni che mettono a dura prova l'ottimismo.
Un semplice segno di stanchezza, o una vaga influenza possono diventare, dopo un giro sui siti, sintomi di lebbra, epatite B, febbre gialla, malattie del sangue. L'angoscia sale, in un viluppo di disturbi, sentenze incrociate, blog, diagnosi fai da te. Si procede avanti al buio, come nei fondali delle fosse delle Filippine, dove si muovono creature mostruose. Qualcuno ha pensato di scherzarci su con una sorta di terapia d'urto. Si chiama Hypocondriapp ed è un motore di ricerca per ipocondriaci. Basta inserire un disturbo e il sistema fornirà una lista di diagnosi che nemmeno il più pessimista dei medici riuscirebbe a concepire.
L'eccesso di informazioni catastrofiche non vuole essere altro che una una presa in giro. Il messaggio è chiaro: di incurabile c'è solo la nostra ansia.